giovedì 30 novembre 2017

The fighettas @ Birrificio Railroad Seregno


I ragazzi del birrificio ci han preso gusto, un mesetto dopo gli Impossibili fanno suonare ancora (e settimana scorsa mi dicono che è passato Tim Vantol...). Oggi la punk cover band demenziale Fighettas... (https://www.facebook.com/thefighettas/)

Aprono la serata due formazioni acustiche: io mi concentro sulla nuova birra di Natale (tipo belga 10 gradi di quelle che se ne bevi due ti mandano a dormire direttamente fino a Natale) e sulla ragazza che suona l'ukulele (mamma mia: mica male! - https://www.suicidegirls.com/members/brisen/).

Poi ecco i Fighettas, l'idea è di coverizzare successi italiani in versione punk, idea non nuova ma questi ci uniscono una demenzialità innata: il concerto è cazzone al punto giusto perchè i quattro non fanno i simpatici ma SONO simpatici. Sparano minchiate a raffica e sanno suonare, ottimo per l'ambiente birrificio dove in tanti sono presi bene dalla sopracitata birra nataliazia. Vien fuori un'ottimo concerto dove la gente si diverte senza strafare: Laura Pausini, 883, Celentano, Modugno mixati con Nofx e Green Day con un batterista che sembra uscito dal gods of metal...

Fighettas promossi: bevo l'ultima birra di Natale e vado in letargo...

27tommy

Greta Van Fleet - From The Fires

Republic Records - 2017

Un miracolo. Da rockettaro irriducibile non posso che definire così i Greta Van Fleet. Quattro giovanissimi musicisti del Michigan che suonano, cantano e scrivono come i Led Zeppelin.

I tre fratelli Kiszka hanno messo su la band nel 2012 e, dopo un cambio di batterista, all'inizio di quest'anno hanno fatto il debutto discografico con l'EP "Black Smoke Burning". Il successo  inaspettato li ha spinti a far uscire pochi giorni fa "From The Fires", che unisce le quattro tracce del suo predecessore con due nuovi solchi e due cover.

Un gioiello rock di pura matrice zeppeliniana che stupisce per maturità e freschezza Ai riff intrisi di blues si accostano arpeggi dal sapore folk e incursioni nel soul, su cui troneggia una voce portentosa che richiama in modo impressionante l'ugola di Robert Plant. Se riuscire a padroneggiare il sound dei suoi predecessori non è già cosa da poco, a rendere speciale la band è la capacità di fare altrettanto a livello compositivo.Scrittura e arrangiamenti, aiutati da un'eccellente produzione, dimostrano vero talento, tanto che le due cover di Sam Cooke e Fairport Convention si armonizzano perfettamente con le canzoni originali. Talento ne hanno anche a suonare: l'opener Safari Song rende subito il groove dei quattro, che anima tutto il lavoro. Spicca anche il gusto per le melodie folk, evidente nella sognante Flower Power. Ma alcuni passaggi rivelano che anche la lezione più moderna di Rival Sons e Black Keys non è passata inosservata: ad esempio nell'apertura del singolo Highway Song.
Passa a pieni voti anche l'immersione nel soul con la reinterpretazione di A Change's Is Gonna Come, in cui la voce da una eccezionale prova di sé. Le due tracce forse più belle sono quelle a cui è riservata la chiusura. Talk On The Streets è spinta da un ritornello e Black Smoke Rising, è pervasa da una dolce malinconia che esplode in un ritornello catartico.

I Greta Van Fleet sono un miracolo, che promette un futuro grandioso.
"Forgetting the end, as your new life has begun"


domenica 26 novembre 2017

Downhill - ST


I Downhill sono un gruppo milanese di recente formazione che ha appena fatto uscire un ottimo disco di debutto registrato, mixato e masterizzato sapientemente al ben noto Toxic Basement Studio e pubblicato con l’aiuto di Slaughterhouse Records. Già dalla scelta del formato (cassetta con relativo download code) c'è un rimando nostalgico agli anni '80 e l’impressione viene confermata non appena si pigia il tasto play del walkman. Otto canzoni di hardcore punk (o skate punk se preferite…) condensati in soli 7 minuti. In pratica la colonna sonora ideale per qualunque skater old school che impazzisce per JFA e Gang Green! Niente di innovativo, per carità, ma ce ne fossero di gruppi oggigiorno che vanno dritti al punto e colpiscono nel segno senza troppi fronzoli. Ascoltate e supportate!

venerdì 24 novembre 2017

Turbonegro - RockNRoll Machine

Scandinavian Leather Recordings - 2017
I Turbonegro hanno svelato oggi il nuovo singolo RockNRoll Machine. Si tratta del primo estratto dall'album "RockNRoll Machine", che uscirà il 2 febbraio 2018 a vent'anni esatti di distanza dall'uscita di "Apocalypse Dudes" e a quasi sei dall'ultimo LP "Sexual Harrassment". 

Lo potete ascoltare qui.

mercoledì 8 novembre 2017

Nofx, Una Vasca per Cesso e Altre Storie: parla la traduttrice Valeria



Ciao Valeria. Benvenuta su S.N.A.F.U.  La prima domanda riguarda te. Presentati ai lettori della caserma.
Ciao, prima di tutto grazie! Per quanto riguarda me c’è poco da dire; traduttrice, editrice per 1/3 e ovviamente appassionata di musica.

Innanzitutto volevo ringraziare te e Tsunami edizioni per aver dato la possibilità di leggere il libro in italiano anche agli scansafatiche che non avevano voglia di leggerlo in inglese (tipo il nostro Sergente Snafu). Conoscevi già il nostro blog? (Se sì ti meriti il titolo onorario di Corvetta).
Non c’è di che. Piuttosto dovrei essere io a ringraziare Tsunami Edizioni per avermi dato la possibilità di tradurre questo libro. È stata una bellissima esperienza dal punto di vista professionale, ma anche da quello umano per il confronto con la redazione e da quello personale per la soddisfazione di aver tradotto un libro su un argomento che mi appassiona. Riguardo al blog, non avrò il titolo onorario, con mio sommo dispiacere. Una mia pecca è quella di leggere poco o niente su Internet. Ma adesso che l’ho scoperto recupererò.

(Per chi come me è totalmente estraneo a questo tipo di dinamiche) Spiegaci come sei arrivata alla traduzione di questo libro.
È molto semplice, ho conosciuto i ragazzi di Tsunami credo quattro anni fa alla fiera dell’editoria indipendente di Roma (Più libri più liberi). Da quel momento gli ho rotto le scatole chiedendo di farmi tradurre qualcosa finché non hanno trovato un libro che hanno ritenuto adatto a me.

Sei fan dei NOFX? Li conoscevi già?
Sì, li conoscevo già, anche se leggendo il libro ho scoperto talmente tante cose che mi viene da rispondere: “Conoscevo giusto Punk in Drublic e White Trash, TwoHeebs and a Bean”.

Per tradurre questo tipo di libri è necessario essere un minimo appassionati di musica o è indifferente?
In realtà, come avrai visto, in questo libro c’è molto altro oltre alla musica, per cui ho incontrato spesso argomenti a me poco conosciuti che mi hanno messo alla prova, anche semplicemente tutto il gergo delle droghe nelle pagine di Smelly, che fa un quadro molto crudo ed estremamente accurato della tossicodipendenza e della disintossicazione.  Per quanto riguarda la musica, sicuramente è meglio essere appassionati per tradurre libri di questo genere. Nel mio caso, sono appassionata, ma non ho specifiche conoscenze tecniche, quindi ho fatto le dovute ricerche quando serviva e, nei momenti in cui ho avuto dei dubbi, la redazione Tsunami è sempre stata pronta ad aiutarmi. Sono estremamente preparati e precisi, quindi in questo ho avuto gioco facile.

Ricollegandomi alla domanda di prima, quali sono i tuoi gusti musicali?
Molto in generale, mi piace ascoltare il rock dei '70, il punk rock e del metal.

Una cosa che mi ha incuriosito da subito è come è stato tradotto il titolo in italiano. Nella versione originale è: “NOFX, The Hepatitis Bathtub and Other Stories”. Puoi spiegarci perché?
La decisione finale sul titolo spetta all’editore, che deve tenere in considerazione molte altre cose oltre al testo in sé e per sé, per esempio la promozione, il pubblico, il tipo di ricezione che il libro può avere. Ovviamente da traduttrice avrei scelto la fedeltà all’originale, ma la parte di me che si occupa di editoria capisce e sa che bisogna tenere in considerazione tutti quegli altri aspetti. Il titolo scelto rispetta comunque la vena ironica e scanzonata dell’originale e non si discosta dall’immagine di copertina (che era concettualmente vincolante) né dall’episodio a cui fa riferimento il titolo. Per cui vi si allontana solo parzialmente. Per il resto vi assicuro che il testo è totalmente fedele all’originale.

Posso chiederti un’opinione personale sul libro? A me è piaciuto da impazzire e lo metto nella mia top 5 di libri a tema “musicale”.
Concordo pienamente, è piaciuto tantissimo anche a me e trovo che sia una lettura appassionante per chiunque. È veloce, divertente, interessante e ben scritto. Hai fatto bene comunque a virgolettare musicale, visto che, oltre a quello musicale, gli argomenti sono i più disparati: dal motocross, al sadomaso, alla politica.

Valeria grazie per la disponibilità! Chiudiamo l’intervista nella classica maniera di S.N.A.F.U. ! Facci una domanda e saremo lieti di risponderti.
Una domanda ce l’ho, in effetti. Normalmente nessuno intervista il traduttore, come vi è venuta l’idea di farlo? Di certo per quanto mi riguarda è stato un vero piacere rispondere alle vostre domande. Grazie ancora e continuate così.
Pvt.Snafu (il boss): Perchè il fatto di poter leggere in italiano un libro talmente figo e che mette in luce aspetti totalmente sconosciuti di una delle nostre band preferite da quando siamo ragazzini è un dono del cielo. Per questo motivo non possiamo che dare spazio a chi materialmente - e con tanto sudore - ha reso possibile la cosa! Grazie mille Valeria!

martedì 7 novembre 2017

SKULLJERKS – Hearts, Blades And Tears


Parto lungo: ho conosciuto i Skulljerks un paio d’ anni fa a una serata in cui eravamo ospiti dei fioi da Venezia. Prima impressione: scandalosi (e non ero l’unico a pensarla così). Da allora la formazione ha subito dei cambiamenti, con l’arrivo di un chitarrista aggiuntivo e l’avvicendamento di Andy Linetti alla voce, già compagno del primo chitarraio Marky nel gruppo punk ‘77 Anomic Suicide. Col tempo la band ha compiuto veramente passi da gigante, trovando una propria dimensione personale nel sound che mi ha spinto ad andare a sentirli in ogni occasione possibile.

Anno di (dis)grazia 2017, sembrava che per l’estate dovesse uscire un loro EP, invece, forti del materiale finora prodotto, incidono direttamente un CD da 10+1 pezzi. Lo spingo nell’ autoradio del furgone e per i primi 20 secondi di “Blade Me” mi viene la pelle d’ oca: cazzo è sta roba, i Backstreet Boys??? Il disgusto svanisce praticamente subito quando subentra la sonorità che caratterizza tutto il lavoro: punk rock melodico più o meno tirato, con svariate influenze punk 77 e HC new school. Insomma, un vero e proprio meltin’ pot, ma amalgamato con perizia e in cui la voce di Andy funge da perfetto collante. Inoltre ad occhio in studio di registrazione non hanno abusato di effetti e filtri sulle voci, che risultano molto simili a quelle live (quando non hanno scazzi tecnici!!!). Tra gli episodi da segnalare spicca “Second Stage”, intro alla Iron Maiden per evolvere poi in un pezzo stile Alkaline Trio con la voce calda e profonda di Dan Andriano; mood peraltro ripreso in maniera eclatante in “The devil” che potrebbe entrare tranquillamente in “From Here To Infirmary” degli Alk3. Un paio di tracce galoppano veloci (Seeking Reaction e Save My Life – il cui assolo di chitarra ricorda i compaesani Why Not Loser), per chiudere con “My Addiction”, già comparsa nella mega raccolta della Kids And Kicks Records, etichetta di Andy.

Dal loro bandcamp riesco ad apprezzare appieno anche la copertina che riprende il tema del titolo: lavoro truce e dai colori freddi, non può che garbarmi: ghe sborooooo!

Amo il Veneto. Tralasciando il trascurabile fatto che siamo dei bigotti bestemmiatori (un accorato saluto a Oliviero Toscani), questa regione offre infinite maniere per devastarti a qualsiasi ora della giornata: provare per credere. Poi adesso che è passata l’Autonomia chi cazzo ci ferma? Aggiungi al tutto una delle più floride scene punk nazionali ed il pranzo è servito. Certo, se i cancari dei Vaseliners avessero registrato l’ EP prima di mandare tutto in vacca avrebbero sicuramente seppellito questi veneziani caga-in- acqua, but the roses are gone and we can’t go back. E comunque, per non sbagliare, tirare sempre merda ai rovigotti. (Bene, non centra una fava e non voglio usufruire ulteriormente dello spazio virtuale concessomi dal paron Snafu, ma vedetevi ‘sta legna targata Denny Troia ….. pardon Trejo !!!!!

Maggiore Lupo