sabato 30 marzo 2013

SNAFU 2.0: Ministri - Per un passato migliore


I rischi ed i pericoli del 2.0 sono proprio questi, ovvero una recensione dei Ministri......ma alla fine il bello è proprio questo. Chissà mai che qualche figa inizi a leggerci!
Grazie al Frankee autore della recensione!


“Amiamo i nostri vestiti, nessuno potrà mai levarceli. Un giorno ci siamo giurati che sarebbero stati gli unici”. [Ministri, I soldi sono finiti]

Ok è vero, in questi anni i Ministri i vestiti li hanno cambiati (un paio di volte ad essere precisi), ma per fortuna il senso più profondo della loro attitudine rock è rimasto sempre lo stesso de I soldi sono finiti, passando attraverso il pessimismo cupo e opprimente di Tempi bui e l’apertura pop più melodica e riflessiva del successivo Fuori, e ripresentandosi oggi in un’accezione forse ancora più pura di quando non fosse sette anni or sono.
In molti hanno detto e scritto che Per un passato migliore è per i Ministri una specie di nuovo primo disco, un punto-e-a-capo da cui ripartire, un po’ perché sono andati a riprendere i suoni dell’album d’esordio, rivistati e riproposti con la maturità e l’affiatamento derivato da un’esperienza ormai decennale, un po’ perché, come peraltro sottolineato dallo stesso Federico Dragogna, la scelta di abbandonare la Universal e di autoprodursi ha permesso alla band di avere pieni poteri su ogni aspetto riguardante la creazione della loro ultima fatica.
Ora, senza volersi impegolare in complicati svisceramenti esegetici e particolari masturbazioni mentali, proverò a dare una valutazione terra-terra e sintetica dell’ultima uscita targata Ministri: semplicemente, Per un passato migliore è un album della madonna, di quelli che ti prendono al primo ascolto e non ti mollano più. Incazzato, compatto, maturo, da ascoltare dalla prima all’ultima nota in religioso silenzio o zompando da un punto all’altro della vostra stanza, fate vobis. Niente pause, niente filler, ma cinquantacinque monolitici minuti di rock duvo (alla Formigoni), dalla clamorosa opener Mammut a quella piccola gemma finale che è Una palude.
Bellissimi i testi, come sempre (se potessi pagherei Dragogna per scrivere la mia tesi di laurea) e curatissimi i suoni, a riprova del fatto che la lezione di Fuori, per quanto avesse in qualche modo allontanato il gruppo dai volumi e dalle distorsioni a loro più abituali, è sicuramente servita.
In particolare il lavoro sulle chitarre di Dragogna, che va pescare a piene mani dalle sonorità 90s (Foo Fighters su tutti) è davvero encomiabile e supera di gran lunga per qualità e varietà quanto sentito negli album precedenti, tornando addirittura a riproporre qualche assolo che non si sentiva dai tempi de La piazza.
Al microfono il Divi è la solita sicurezza: interpreta, canta, grida a squarciagola (Mammuuuuuuut!!!!), sa stare sopra o sotto le righe a seconda delle esigenze…insomma fa un po’ quel cazzo che gli pare e lo fa sempre alla grande, tanto in studio quanto dal vivo, dimensione su cui i Ministri hanno costruito negli anni gran parte della loro fortuna a forza di prestazioni incendiarie dall’altissimo coefficiente di lividi e sudore.
A proposito di live: il tour di Per un passato migliore, partito da Roma il 15 marzo, ha già collezionato cinque sold out su altrettante date, compresa quella dell’Alcatraz nella loro amata/odiata Milano, che ha visto riunirsi almeno tremila cristiani e che ha fuso insieme l’irriducibile vecchia guardia e tutta una serie di fan più o meno occasionali giunti lì anche solo per sentire un gruppo che in questo momento tira parecchio e che quindi “bisogna andare a vedere”. Certo, questa sfumatura un po’ più cool potrà forse far storcere il naso ad alcuni dei più fan più puristi, ancora legati ai tempi in cui i Ministri vestivano giacche napoleoniche e suonavano davanti a cento persone, ma non è forse anche questo il destino delle grandi band? D’altronde, se riesci a portare a un tuo concerto gente che non conosce nemmeno il testo di una canzone vuol dire che un nome te lo stai davvero cominciando a fare. E a questo punto forse non hanno più nemmeno senso i paragoni sentite più volte negli ultimi anni con Afterhours, Verdena, Teatro degli Orrori, Timoria e chi più ne ha più ne metta.
I Ministri sono solo i Ministri, e tanto basta.

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