giovedì 29 novembre 2012

Due serate da sturbo al LoFi



Doppio appuntamento per chi ama le melodie semplici, gli anni 60 e la ruvidezza del punk.


Stasera, 29 Novembre, PAUL COLLINS BEAT (USA) + MEGA (ITA) 
Pioniere del power-pop a stelle e strisce, ovvero di quel filone rock che a partire dalla metà degli anni 70 univa all’elettricità d’estrazione punk una predilezione spiccata per melodie ariose e corali e per arrangiamenti espressamente pop, Paul Collins ha attraversato con energia seminale i ’70 prima con The Nerves (nei quali militava anche Peter Case futuro Plimsouls) e poi gli ’80 con i celeberrimi The Beat, dei quali è essenziale ricordare almeno tre capolavori power-pop, The Beat (1979), The kids are the same (1981) e Long time gone (1985). Ingresso 7 euro + tessera arci 

Domani, 30 Novembre, SENZABENZA + THE MORBEATS DEAF PARTY
(ITA)
I Senzabenza si formano a Latina, e debuttano discograficamente nel 1992 con PERYZOMA, che li rivela come una delle migliori formazioni pop/punk italiane. La formazione comprende Nando Ferdinandi (voce e chitarra), Sebi Filigi (chitarra e voce), Fabio Furlan (basso) e Max Bergo (batteria). Il gruppo ottiene un buon successo underground con gli album seguenti, GIGIUS (1993) e DELUXE - HOW TO MAKE MONEY WITH PUNK ROCK (1996), quest’ultimo mixato da Joey Ramone e Daniel Rey. Nel quarto lavoro, VOL. 4 (1999), entra nella formazione il tastierista Daniele Nonne e la band si allontana dal punk per avvicinarsi maggiormente al beat degli anni 60. Ancora attivi ritornano al lo-fi dopo circa un anno dallo loro fortunata esibizione. Ingresso 5 euro + tessera arci 

Abbonamento entrambe le serate 10 euro 

domenica 25 novembre 2012

Sensibles+Donald Thompson+Bomb'o'Nyrics+Animols+Morbeats @ Arci Blob


Un sacco di gruppi per festeggiare il compleanno di Stella Sensible....la caserma si infiltra (oppure "va dentro" come diciamo tra di noi), ma nessuno lo sa.
Capisco subito il tenore della serata in Arcore city quando vedo parcheggiato fuori dal Blob un pullman...Simo Maffo mi dice "Belin i genovesi sono venuti in 20 con un pullman e un megafono..."...e ovviamente anche qualche litro di alcolici vari che poi si sono moltiplicati al bancone del bar. Ok, è una festa.
Entro e vedo un gruppo di 10 persone con il suddetto megafono che urla una canzoncina stile coro da stadio al barista....ok hanno fatto amicizia.
Alle 22.30, ovviamente in ritardo sulla tabella di marcia, attaccano i Donald Thompson che spingono subito sull'acceleratore e fanno un grande show. Pezzi tostissimi, suonati carichissimi, non chiedo di meglio. E poi su "Chalk Outline" mi emoziono anche se forse è quella che han suonato peggio. Migliori della serata, suonano poco e vanno dritti al punto.
Dopo di loro tocca ai milanesi Morbeats che salgono sul palco con le teste arrotolate nel cellofan e suonano un bel live set, cazzone e carico come li ho quasi sempre visti fare. Fanno cadere almeno 15 volte l'asta del microfono che dovrebbe amplificare la batteria, si spintonano, sparano i loro pezzi rock'n'roll dai coretti tozzi e zozzi e ovviamente suonano 2 pezzi in più del dovuto annoiando in tempo zero dopo 15 minuti. Poco male...lo fanno sempre!
Arriva il turno del main event della serata: i genovesi Animols. Da quello che so sono una band inesistente, di quelle che fanno i pezzi al PC e li mettono su myspace, con ex membri degli Hoola Hoopers. La loro piccola discografia è composta da canzoni che parlano di animali....tipo "cane", "gatto", "mucca, "cavallo".....la cosa ad un primo sguardo è una cagata pazzesca, ma in realtà il progetto è davvero fenomenale.
La canzoni infatti sono gioiellini di pop punk anni '90 in italiano con testi pietosi che a tratti si innalzano a livelli incredibili (e sono serio) con strofe come "Cane, meraviglioso animale, l'ultimo che poi rimane quando nessuno rimane". Lacrime.
I ragazzi attaccano e subito scoppia il delirio. I genovesi del pullman sono carichi come mine e ballano come se non ci fosse un domani. Robe che ho visto poche volte in anni passati al fronte. In tutta risposta gli Animols suonano davvero bene....le voci ed i cori sembrano usciti dal disco e non è cosa da poco considerando che la melodia è il loro reale punto di forza.
Ad un certo punto lanciano i loro cd chiusi in buste fatte con quello che sembra vello di pecora. GENIALE.
Ad un certo punto fanno "Cane"....e tutti piangono ballando. MOMENTO UNICO.
Dopo 15 minuti sparati anche loro forse si accorgono di non avere più frecce al loro arco e degenerano nella cazzoneria più inutile che per fortuna loro (e di tutti i presenti) dura solo il tempo di 2 pezzi. Come ogni cosa bella, deve durare poco...e loro sono stati davvero belli.
Cambio di palco e scattano i Sensibles che danno lezioni di punkrock...sia su come si scrive una canzone, sia su come la si suona in sede live. Compatti e nerboruti come una carica degli Arditi del Piave. Fanno malissimo e attaccano senza pietà, "professionali" e divertenti quasi come i Miss Chain....ed ovviamente suonano troppo. Non spenderò altre parole su di loro. Non ne hanno bisogno.
Chiudono la serata le Bomb'o'Nyrics con il loro garage punk scarno e d'altri tempi. Sembrano peggio dei Ramones del '74, ma quell'effetto creato dalle 4 voci femminili in stile Donnas primi tempi salvano la situazione di brutto. Il genere non ha nulla a che vedere con il pop punk di Miss Anderson e company sia chiaro, ma le atmosfere vocali sono quelle.....corame diaframmatico a manetta e tanta carica, non si può che riconoscere. Sincere ed oneste, sebbene un pò precarie. Nonostante l'ora tarda riescono a catalizzare l'attenzione di tutti.
Dopo scatta il degenero con un cartonato di Giacomo Sensible che balla per la stanza. Domani c'è esercitazione NATO quindi me ne vado....abbastanza contento, lo ammetto. 

giovedì 22 novembre 2012

SNAFU 2.0: Miss Chain & The Broken Heels + Japanther @ Edone Bergamo

Il Panz ci manda questo live report davvero ben fatto. Lo ringraziamo anche se a Monza non si è presentato alla Caserma...probabilmente eravamo così ben sotto copertura che non si è accorto dei nostri Bergens lasciati ben in vista fuori dal Libra.


Siccome il set – acustico (o presunto tale) di Miss Chain & Broken Heels al Libra domenica sera non ci è bastato, decidiamo che è bene seguirli anche in quel dell’Edoné di Bergamo; questa volta l’orario-aperitivo è ormai trascorso, pertanto possiamo dedicarci al concerto senza essere continuamente distratti dall’incombente presenza del cibo, al quale spesso è impossibile rinunciare. 
Si comincia una decina di minuti prima della fine di Juve-Chelsea, trasmessa sugli schermi del locale (sì, agli ultimi dieci minuti di una partita ormai chiusa possiamo rinunciare) e beh, che ve lo dico a fare? Tutti conoscono MissChain e i suoi, tutti sanno che musica fanno e tutti sanno che sono bravi e si divertono e fanno divertire e lo vedevo che la gente faceva fatica a stare ferma anche se è un freddo martedì sera di novembre a Bergamo e non un party sulle spiagge della California. Ma almeno per mezz’ora i nostri riescono a farci credere il contrario; insomma loro sono bravi, hanno le melodie e i coretti che personalmente adoro e hanno pure la voce femminile (sì ho un debole anche per le voci femminili, ma poi lei è una spanna sopra).

Conclusi questi sperticati elogi passiamo alla portata principale della serata; sì perché anche se principalmente eravamo qui per Miss Chain, la verità è che stasera il “main event” è un altro, il concerto dei Japanther, che passano da Bergamo per la loro unica data italiana. Ma chi sono i Japanther? Non lo sapevo prima di stasera, ma è proprio quando non ti aspetti nulla da un concerto che accadono le cose migliori.
Quando al posto dei microfoni, sulle aste dei nostri eroi compaiono due cornette del telefono, capisco immediatamente che ci sarà da divertirsi. I Japanther sono un duo, basso e batteria largamente supportati dall’uso di suoni campionati.
Ma che cosa fanno i Japanther? Punk rock, fondamentalmente, ma una definizione non è mai stata riduttiva come in questo caso; si sente chiaramente che amano i Ramones ma non basta: ci sono delle melodie new wave (qualcosa che mi ha ricordato i Cure), delle accelerazioni hardcore e persino qualche intermezzo hip-hop.

E se questo non bastasse, i due non sembrerebbero totalmente “registrati”: il batterista prima ancora di iniziare è rimasto in boxer, mostrando fieramente il suo “fisico bestiale” (dalla regia ci assicurano peraltro che il soggetto emanava odori tutt’altro che rassicuranti); questo, unito alle facce assurde e trasognate che non smetterà di fare per tutta la durata del concerto, all’incredibile quantità di sudore emanato e poi anche lanciato con affetto verso il pubblico, me lo fanno subito apprezzare.
Oltre a tutto questo contorno, c’è anche la sostanza. Le canzoni sono apprezzabilissime e il pubblico risponde con un certo entusiasmo; il locale è pieno (ok, la sala concerti è piccola ma comunque di gente ce n’era), qualcuno conosce le canzoni e verso la fine si accende anche un piccolo pogo animato da alcuni baldi giovani nelle prime file. 
Prestazione convincente, breve ma intensa come ogni vero concerto punk rock dovrebbe essere.
Grande soddisfazione e sorrisi ebeti sui nostri volti e grossi applausi per tutti e mi sento di dire soprattutto per l’Edoné che ha ospitato la faccenda (si entrava gratis, tra l’altro) e chi organizza queste figate!

SNAFU 2.0: Sensibles, Bomb'o'nyrics, Morbeats, Animols, Donald Thompson


Sabato 24 novembre 


C/o Circolo Arci Blob, Arcore, Via Casati 31

Dalle 22.15 on stage:

The Bomb'o'nyrics - le pasionarie del garage!
Animols - da genova, punk rock strappalacrime vecchia scuola
Morbeats - garage punk e sudore
Donald Thompson - musiche fotoniche
The Sensibles - birra, oi e dinosauri

Tutto a euro 3 + tessera arci 

A seguire, dj set by IL CARTONATO DI GIACOMO

Let's POGO B4 U GOGO

Evento facebook qui: http://www.facebook.com/#!/events/465785396805332/?fref=ts

martedì 20 novembre 2012

SNAFU 2.0: Black Tide - Post Mortem


Noi facciamo solo Metal!....In caserma il 2.0 è stato preso di mira da Frankee il metallaro...fotte un cazzo...leggete se volete...se no andate a farmi un ponte bailey con le mani legate dietro la vostra fottuta schiena. 



Delusione, delusione e ancora delusione.
Aspettavo con ansia l’uscita di Post Mortem, secondo album dei Black Tide, e tale ansia era giustificata dal fatto di essere stato colpito molto piacevolmente dal loro disco d’esordio, quel Light from above datato 2008 che, pur non spiccando per particolare originalità, poteva fregiarsi di pezzi-bomba come Shockwave, Warriors of time e la stessa title-track, presentando al pubblico questa giovanissima band di teen-ager (al tempo della release il frontman Gabriel Garcia aveva solo 15 anni) che sembrava candidarsi a pieno diritto al ruolo di imberbe mina vagante della scena heavy metal mondiale.

Ebbene, viste le premesse e le basi gettate dal primo lavoro, e vista la trepidante attesa con cui attendevo l’uscita di Post Mortem, è stato con immenso dolore che, già dopo il primo ascolto dell’ultima fatica dei Black Tide, ho dovuto ammettere a me stesso che c’era un’unica parola che potesse descrivere al meglio le mie impressioni di quel momento (impressioni che peraltro non sono cambiate nemmeno a distanza di mesi): qual è questa parola? Delusione, ovviamente.
Mi spiego. Come detto in precedenza, avere avuto per le mani un disco come Light from above, composto da quattro ragazzini fra i 15 e i 17 anni, capelloni e vogliosi di dispensare dosi massicce di sano headbanging, mi aveva provocato un piacevole fremito lungo la schiena, regalandomi la vana speranza che anche gli anni Duemila avrebbero potuto partorire in mezzo a tanto schifo nuovi gruppi in grado di dare linfa vitale a un panorama in stato semi-comatoso come quello dell’heavy metal, che ormai da anni riesce a smuovere le folle e a far parlare di sé solo se mette in campo i soliti grandi nomi storici (andatevi a leggere gli headliner dell’ultimo Gods of Metal giusto per farvi un’idea).
La beffa però mi aspettava purtroppo dietro l’angolo, e in effetti devo dire che fin dalle prime anticipazioni i sintomi che qualcosa puzzasse c’erano già tutti.

L’uscita di Post Mortem , prevista inizialmente per febbraio 2011, è stata infatti posticipata di circa sei mesi rispetto alle dichiarazioni iniziali e per riempire l’attesa causata da tale rinvio la band si è trovata a pubblicare ben 4 singoli prima dell’effettiva uscita dell’album (Bury me, Honest eyes, Walking dead man e That fire). Tutti e quattro i pezzi lasciavano presagire una decisa virata da parte dei Black Tide verso le sonorità tipiche del metalcore americano, molto diverse dall’hard n’ heavy affilato e di stampo ‘80s che tanto mi era piaciuto in Light from above. 
Ebbene, l’ascolto di questi singoli aveva già fatto scattare in me qualche campanello d’allarme, ma in quel momento devo ammetterne di averne sottovalutato la gravità, preoccupandomi ben poco e illudendomi del fatto che probabilmente erano stati stati scelti per l’operazione di lancio i pezzi più paraculo e orecchiabili e che per un giudizio definitivo sarebbe stato doveroso attendere l’ascolto dell’intero album. Un pensiero legittimo direte voi. Peccato che una volta ascoltato l’intero album quei piccoli campanelli d’allarme che suonavano nelle mie orecchie da qualche mese sono diventati delle fottutissime sirene antiaeree. 
Inutile girarci intorno, Post Mortem ha trasformato quelli che sembravano essere i nuovi bambini terribili dell’heavy metal in una pop-metalcore band innocua, fiacca e scontata.
Ok, non proprio tutto è da buttare: tutte le canzoni sono in generale orecchiabili di facile impatto (forse anche troppo) e sicuramente ben suonate, Gabe Garcia ha messo su una gran bella voce, potente e versatile quanto basta per i canoni di questo genere, e l’album nel complesso scorre liscio dall’inizio alla fine. Ma è proprio nel momento in cui il cd smette di girare e gli auricolari scivolano dalle orecchie che sorge il problema fondamentale di Post Mortem, che lascia infatti poco o niente a chi lo ascolta. Carino, piacevole e ruffiano, ma alla lunga piuttosto piatto e sicuramente privo della qualità che dovrebbe fare di un buon album qualcosa in più di semplice musica da sottofondo. E se un disco non ti fa mai venir voglia almeno una volta di fermarti qualsiasi cosa tu stia facendo per concentrare tutta l’attenzione sulla musica che ti stai sparando nelle orecchie, allora quel disco non è proprio niente di che. Purtroppo Post Mortem rientra a pieno titolo in questa categoria e fondamentalmente è questa la sua grande croce.

A dirla tutta un paio di lance andrebbero spezzate in favore dei quattro ragazzi di Miami. Innanzitutto proprio il fatto che ci troviamo di fronte a una band così giovane dovrebbe forse rendere più indulgenti nei confronti di qualche passo falso, anche solo per questioni anagrafiche e per il fatto che il loro percorso musicale non è che agli inizi, lasciando aperte prospettive incredibili di miglioramento. Il secondo punto a cui appellarsi è che i Black Tide sono sotto major (Interscope) fin dai loro esordi, e non è peregrino ritenere che la loro casa discografica abbia operato su di loro pressioni più o meno asfissianti per indirizzare le loro inesperte e sprovvedute galline dalle uova d’oro verso una direzione musicale più redditizia economicamente e mediaticamente. Tant’è che da questo punto di vista Post Mortem pare proprio il classico prodotto studiato a tavolino per la heavy rotation di MTV e per far breccia nei cuori dei più giovani e timidi fan di band (inspiegabilmente) sulla cresta dell’onda come My Chemical Romance e Avenged Sevenfold.
Come detto, l’album non può sicuramente essere liquidato come “brutto”, ma allo stesso tempo duole vedere come di pezzi da novanta non ci sia nemmeno l’ombra, nessuna canzone che faccia sobbalzare sulla sedia e faccia venire voglia di fare un po’ di casino come in realtà sarebbe stato lecito aspettarsi. Paradossalmente le due canzoni che ho preferito e che continuano a rimanere nel mio ipod sono le due bonus track riservate all’edizione UK, Alone e Give hope.
Insomma, per chi pensa che l’hard n’heavy sia nato una decina d’anni fa con Bullet for My Valentine e Avenged Sevenfold siamo di fronte a un album quasi imprescindibile (con tutti i contro che una convinzione del genere implicherebbe), per chi invece aveva apprezzato Light from above sperando nella nascita di una nuova band coi controcazzi, o semplicemente per chi avesse voglia di una dose di buona musica e adrenalina il consiglio spassionato è quello di lasciar tranquillamente perdere e passare oltre senza rimpianti. E piange davvero il cuore dirlo, viste le ottime premesse che i Black Tide avevano gettato non più tardi di qualche anno fa.

Un’ultima nota a margine: nel momento in cui scrivo queste righe i Black Tide sono appena usciti con un nuovo Ep contenente tre pezzi, dal titolo Just another drug. L’ho ascoltato, come sempre irrimediabilmente colmo di illusione e speranza. Il risultato? I Black Tide del 2012 sembrano i Nickelback e io mi preparo a ridefinire il mio concetto personale di delusione. Sob.

Greedy Mistress + Ruggine + Chronos is gone @ Casa Malasangre (SEREGNO)

Foto di repertorio del Porna con il batterista dei Chronos

Certe volte la vita in Caserma è noiosa....fondamentalmente tutti mi hanno rotto abbondantemente il cazzo, ma dopotutto nessuno mi obbliga a starci, quindi bisogna stare zitti e andare avanti....oppure mollare...ovviamente da buon soldatino vado avanti e me ne sto zitto per l'amor patrio e per evitare che qualche ufficiale mi rompa sonoramente il cazzo.
Venerdì scorso ho la libera uscita e prendo parte a questo concerto dietro la Caserma in un posto che bazzico davvero poco....ovvero ci sono stato per caso solo una volta parecchi mesi fa. Ho zero prospettive se non quelle di divertirmi e, contro ogni aspettativa, ce la faccio.
La Casa Malasangre è un posto piccolo e quindi ci piace, i baristi sono fuori come mine e quando gli chiedi un cocktail sembra che tu gli chieda una visita specialistica all'interno della tua papilla gustativa:

"Fammi un Mojito, grazie".
"Ma come lo vuoi? Delicato? Aggressivo? Long Drink? nero? Giallo? Alla mela? Ma dimmi...tu che bevi di solito, hai preferenze?.

Ammazza che professionalità....cosa gradita  se poi si tiene conto che i cocktail sono fatti strabene...con amore, mi sembra di sentirci dell'amore.
Mentre sorseggio il mio mojito ben poco militaresco e molto homosex attaccano a suonare i Chronos is Gone che ho già visto un pò di volte....fanno Hardcore melodico con una buona dose di innesti e schitarrate metallare che a dire il vero non guastano affatto la formula musicale...anche se a dirlo mi rendo conto non sembri così. A me piacciono....magari, dato il mio livello di attenzione standard, mi sarei sentito una/due canzoni in meno, ma va bene così....ad alleggerire la pillola ci pensa la cover di American Psycho dei Misfits e una velocissima Stickin' in my eyes dei Nofx. Unica nota negativa le parti cantate tipo con la voce growl...si dice così? Quelle non mi piacciono. E non mi piaceranno mai.

Dopo di loro la patata è tanta. E anche prima a essere sincero. Dovrei fare molte più libere uscite in zona invece che sfracellarmi i maroni in posti meno graditi.
Dopo la patata tocca ai Ruggine, quartetto HC che secondo le previsioni dovrebbe farmi schifo al cazzo ed invece mi riesco a seguire 3/4 dello show con interesse. Le parti vocali sono da dimenticare, ma i riff di chitarra ed in generale i pezzi sono molto buoni e carichi....la presenza sul palco c'è...e i due pazzi che si ammazzano di spintoni sotto al palco rendono il tutto più ridicolo...e quindi godibile. Sul serio. Il testosterone buttato all'aria fa sempre un sacco ridere. Sorprendentemente promossi....con un 6 comunque.

Terzo e ultimo gruppo sono i casalinghissimi Greedy Mistress, freschi di disco cover in free download, che ci deliziano con alcuni loro pezzi storici alternati al "Magical Mistery Tour" dei Beatles, "Something I Learned Today" dei baffoni Husker Du, "I love livin' in the City" dei Fear e una cover del peggiore gruppo della storia...ovvero "gimme gimme gimme"dei black flag....tutto minuscolo per disprezzo. Frega un cazzo se a voi piacciono.
I ragazzi pazzi guidati dal Mollu non sono sicuramente tra i miei paladini della musica...in una ideale classifica li potrei mettere sicuramente molto dopo Andy McNab ed il Generale McAuliffe, ma anche molto prima dei Black Flag e dei terroristi libici...e probabilmente anche di tutte le truppe OST....insomma mi piacciono, ma non mi getterei nel fuoco dell'inferno rovente per loro. Penso nemmeno loro. Forse solo Mollu lo farebbe....o meglio Mollu prima di essere sostituito con un pappone che ascolta Club Dogo e J.Ax.
La cosa figa è che a sto giro sono super divertenti...dopo una partenza un pò zoppicante i ragazzi si riprendono e martellano tantissimo misurando benissimo la dose di cazzoneria a quella di musica...cosa che molte volte invece pende dalla parte della cazzoneria penalizzandoli. Ecco io il tutù non me lo metterei mai per suonare....però ci potrei passare sopra perchè sinceramente non me ne fotte proprio un cazzo...domani torno in Caserma a far le giravolte nel fango e fanculo se uno si mette il dannatissimo tutù per suonare punkrock. 
Nel pubblico c'è il Porna...cosa che in questo periodo sta facendo aumentare il mio apprezzamento per i concerti punkrock. Questo unito al mojito e alla patata aizzata a folate dalle note dei Greedy rende la serata e l'esibizione una delle cose che ricorderò con più piacere per le prossime 2 settimane. Dopo cadrà tutto nell'oblio. Come sempre.

Dopo di loro sale Eric da Cesano a fare DJ set accompagnato da uno spostato in camicia che dovrebbe mettergli le basi ma sembra abbia visto un PC per la prima volta....la cosa, unita al pubblico che grida "Ingoia il salame" fa raggiungere l'apice della serata. Un apice che non mi aspettavo e che sinceramente preferivo non raggiungere....ma che, una volta raggiunto, non ti fa sentire poi così tanto male.
Nel delirio generale me ne vado....carico di ottimi ricordi e conscio che nulla si ripeterà, sarebbe chiedere troppo.

lunedì 19 novembre 2012

The Manges Play The Apers/The Apers Play The Manges - 7" Split

2012 - Dumb Records

Premetto che quando ho visto questo 7" andare sold-out in 3 ore mi ero indispettito parecchio. Mi ero aggiudicato la mia copia ma l'idea non mi piaceva lo stesso. Tuttavia quando ho messo questo disco sul piatto mi sono ricreduto: siamo davanti ad un 7" che non può che interessare ad una stretta cerchia di fanatici del vinile. Inoltre non è certo colpa delle band se il disco è stato stra-venduto durante il tour in Giappone e ne sono rimaste poche copie. 

Sul Lato A gli olandesi Apers coverizzano Another Day dei Manges e Tomorrow She Goes Away dei Ramones: scelte eccellenti! Non devo certo dirvelo io che gli Apers suonano sporchi e veloci, che anche quando fanno la doccia ci mettono il cuore e che sanno coinvolegere alla grande il loro pubblico: non deludono nemmeno questa volta.

Sul Lato B invece i nostrani Manges propongono It's All Over You Know degli Apers e Go Mental dei Ramones. E' dall'uscita di Go Down! che i Manges hanno preso una direzione più "raffinata" ed il fatto che abbiano deciso di coverizzare questi brani ne è la prova: scelta di classe insomma ma, nonostante l'esecuzione sia perfetta, risulta meno coinvolgente rispetto al lavoro proposto dagli olandesi. Ma non per questo il Lato B di questo 7" è da bocciare.

L'artwork merita quanto meno la nomination a migliore copertina dell'anno anche se all'interno manca il famoso fogliettino con foto ed info che ci piace tanto guardare mentre ascoltiamo il disco. Bravi Manges e bravi Apers! Continuate a sfornare 7": noi Vinyl Junkies siamo sempre in agguato!

domenica 18 novembre 2012

Miss Chain and the Broken Heels @ Libra (MONZA)

Bachelor Rekurds - 2012

Il concerto acustico di Miss Chain è un pretesto per infiltrarsi nel mucchio da buon soldato quale sono e carpire tutti i nuovi gossip della "scena" che conta.....ad esempio....vi farà piacere sapere che LA BIBBIA c'era e mi ha offerto un pacchetto di Lucky Strike e una barretta di cioccolato....forse sfottendo il mio passato tra i filari in Normandia.
Vabbè insomma al Libra l'aperitivo è buono, l'ingresso non esiste, la gente è bella, l'atmosfera è calda, la cose costano un cazzo e i Miss Chain sono pronti a suonare. Il loro è un set acustico che poi tanto acustico non è...direi più che altro "ovattato"...infatti Franz suona con il basso elettrico, Silva con la sua solita chitarra e Bruno con una batteria normalissima...minimale ma normale...Astrid è l'unica con la chitarra acustica.....ok ma vi interessa davvero sapere ste minchiate? 

Partiamo con il gossip.....a breve ci sarà un'intervista a Franz sulla Punkrock Bible...di conseguenza presumo che ne farà una anche la Massoneria Ramonica. Domande scottanti quali "SW o Queers?", "Ti chiamano in tanti a romperti il cazzo per suonare in giro?", ed infine "come butta a patata?".
Noi per non rimanere gli ultimi stronzi faremo un'intervista a Bruno sapendo che tanto non lo vorrà intervistare nessun altro (ciao Bruno, se ci leggi).
Ad un certo punto scatta una mega-discussione dal titolo "ma sono meglio i Riccobellis o i Ponches?"....a quanto pare vincono i Riccobellis a mani bassissime nell'incredulità generale....ma saremmo rimasti increduli anche per il caso opposto. Alcune persone, per fare valere le loro ragioni, fanno volare parole molto forti che qui non ripeteremo per non creare una lotta intestina nella scena.
Ad un certo punto Aro, noto DJ della zona, sale in cattedra e dice: "a capodanno, cascasse il mondo, reunion dei Chipmunks...che io sia dannato se non è così"
Nell'incredulità generale che segue questa folgorante affermazione qualcuno dice che i Sensibles sono sicuramente i migliori...sicuramente meglio di Riccobellis e di Ponches.....presumo a breve vi sarà un'intervista ai Sensibles sulla Bibbia con pregnanti domande quali "SW o Queers?", "ma chi è il Dave Dynamite di cui parlate in un vostro pezzo?".....

Torniamo con i piedi per terra....i Miss Chain han fatto una grande set "ovattato" e si riconfermano i migliori....ma non quanto i Riccobellis a detta di alcuni....scherzi a parte....divertenti, carichi, precisi e letali come degli Hecker & Koch appena oliati. Tutti e 4 sono ottimi soldatini, ma Astrid e la sua voce fanno la differenza....non c'è che dire...e poi quando fa le smorfie perchè crede di aver sbagliato intonazione mi fa morire....potremmo intervistarla, ma prima aspetto lo faccia almeno la Massoneria.
Ho portato il loro nuovo 7" in caserma e i soldati ne vanno già pazzi....si sono messi a colorare la copertina in bianco e nero di Stella e sanno fare delle ottime acrobazie con i loro BAR sulle note incalzanti di "Rainbow"...sono fiero di loro...e anche dei Miss Chain.

TOPPER HARLEYS - You're The Top Of The Tops Topper

DIY - 2012

Specifichiamo subito....a discapito della copertina agghiacciante, questo EP è figo.

I Topper Harleys, from Brianza, esistono da tipo 6 anni e per circa 5 anni non hanno fatto altro che fare cover dei Ramones e dei Misfits in modo discutibile, ma sincero....ma soprattutto discutibile.
Finalmente con un atto di orgoglio smodato si mettono a comporre e cagano fuori un EP di 7 pezzi davvero davvero carino e valido.
I ragazzi fanno pop punk canonico, ma non del tutto inquadrato, infatti non riesco a trovare una band a cui assomigliano in modo palese (bene direi)....piuttosto mi sento di dire che sanno mischiare i Misfits anni '90 con i Ramones e un pò di scuola Lookout a casaccio (bene direi#2).
Le tracce scorrono via veloce e senza annoiare...a volte sono un pò piatte, altre volte fanno battere il piedino a tempo, altre volte ancora ti fanno dire "non male sto passaggio"......sarà che in tutta sincerità non ci avrei scommesso un cazzo su sto disco, ma sono rimasto piacevolmente sorpreso e presumo potreste rimanerlo pure voi. Questo è un ordine.
Ora andate ad ascoltarlo.....le mie preferite sono "Addicted to DDT" e "I'd like to be"....le vostre?

SNAFU 2.0: Skull Fist - Head of the Pack

Festeggiamo la nuova grafica dal sapore di Earl Grey con un 2.0 del soldatino Frankee che ci spiattella senza preavviso una recensione Heavy Metal. Chi siamo noi per non pubblicarla? Speriamo serva da esempio per tutti quelli che c'hanno voglia di scrivere due righe in libertà e mandarcele in Caserma.


Anno Domini 2011: l’heavy metal risorge dalle proprie ceneri come l’araba fenicie e questa volta batte bandiera canadese. Ebbene sì, perché gli Skull Fist, quartetto originario di Ontario capitanato dal frontman e chitarrista Jackie Slaughter, pubblicano il 4 agosto 2011 un disco d’esordio che rischia di diventare presto oggetto di culto, nonché uno dei lavori più importanti del genere per quanto riguarda gli ultimi anni.

Ma partiamo dalle origini. Gli Skull Fist nascono nel 2006 per volontà di Jackie Slaughter, si fanno le ossa con un paio di Ep e una lunga serie di concerti finché nel 2010, dopo vari cambi di line-up, cominciano a far parlare seriamente di sé grazie all'ottimo EP Heavier than metal, che viene accolto molto bene dalla scena metal americana, permettendo al gruppo di finire sotto contratto con la Noise and Art Records dopo un tour che li aveva portati in lungo e in largo in giro per il Canada. Il passo successivo? Ovviamente l’uscita del primo full-lenght targato Skull Fist: signore e signori, ecco a voi Head of the Pack.

I primi trenta secondi di Haed of the Pack sono già sufficienti per capire a cosa si sta andando incontro. Chitarre secche e taglienti come vuole la miglior tradizione NWOBHM, ritmiche serrate, voce squillante e tanta, tanta energia. Non male come biglietto da visita, e il meglio deve ancora venire. 
L’album prosegue infatti a cento all’ora così com’era iniziato, e alla title-track seguono la coinvolgente Ride the Beast e la frenetica Commanding the night: eccoli i tre indizi che fanno una prova. Ad ascoltare queste canzoni sembra davvero di aver fatto un viaggio a ritroso nel tempo fino ai primi anni ’80, quando con l’esplosione della NWOBHM gruppi come Iron Maiden, Judas Priest e Saxon (che nell’arco di un decennio si sarebbero guadagnati lo status di mostri sacri del genere) cominciavano ad incendiare i palchi di mezzo mondo mentre l’heavy metal si apprestava a vivere uno dei suoi periodi milgiori. 
Arriviamo dunque col respiro corto al giro di boa dell’album, e se Cold night e Tear down the wall appaiono forse meno trascinanti dei pezzi precedenti non c’è nulla di che preoccuparsi, perché si tratta solo di rifiatare per qualche minuto per poi lanciarsi a capofitto nella seconda parte del disco, se possibile ancora più entusiasmante. La rockeggiante Commit to rock, l’epica Ride on (forse il miglior pezzo del lotto)e l’incalzante Like a fox sono un trio di gioielli al cardiopalma che aprono la pista alla clamorosa No false metal, vera e propria dichiarazione d’intenti degli Skull Fist, nonché inno incendiario al vero Metallo, destinata a far breccia in sede live. Il disco si chiude in bellezza con Attack attack, cover dei Tokyo Blade, storico gruppo della NWOBHM, giusto per ribadire una volta per tutte da quale tradizione prendono le mosse gli Skull Fist. E Il fatto di riuscire a rivitalizzare un genere come quello della New Wave of British Heavy Metal senza cadere nei triti e ritriti cliché del passato è forse uno dei meriti maggiori di Head of the Pack e, anche solo per questo motivo, gli Skull Fist andrebbero a lungo ringraziati.
Se una trentina d’anni fa nasceva un’intera generazione di metal kids grazie ad album che sarebbero presto diventati veri e propri classici, come The number of the Beast o British Steel, oggi gli Skull Fist ci regalano questo Head of the pack, che forse da solo non basterà a far sorgere l’alba di una nuova era, ma che sicuramente è un bellissimo raggio di sole metallico che va a illuminare un panorama in cui forse, dopo anni di nulla, qualcosa sta tornando a muoversi.

venerdì 16 novembre 2012

SNAFU 2.0: Recensione concerto Casualties

Bè che dire...un grazie al soldatino di piombo di sua Maestà Matteo, chiunque egli sia, che ci manda questo report dei zozzissimi Casualties a Milano....bella di 2.0!!!!  Speriamo di rivederlo in azione su queste pagine....


Mercoledì 14 novembre ero al Factory di Milano, locale da poco inaugurato, per assistere alla prima data in terra italica dei The Casualties dopo il lancio del nuovo album. Premetto che sono un amante del punk rock ma non sono in grado di valutare un concerto dal punto di vista tecnico o robe simili.
Venendo al dunque: locale piuttosto piccolo, non molti i presenti a dire il vero (15€ + ddp non sono pochi) e niente opener. Si comincia quasi puntuali alle 22.35 e i 4 nordamericani scaldano il pubblico, molto attivo e partecipe per tutto il tempo, con uno show di poco più di un'ora inframezzato da qualche breve pausa.
Tra i brani suonati i pezzi forti del gruppo: Criminal Class, Punk Rock Love, System Failed Us... Again, Punx Unite, oltre che alcuni estratti del nuovo lavoro "Resistance" e il doppio tributo, da me certamente apprezzato, ai Ramones con Made In N.Y.C. e R.A.M.O.N.E.S. dei Motorhead.
Da segnalare quello che a mio parere è stato il momento più bello della serata ovvero quando Jake e Rick, rispettivamente chitarra e basso, sono scesi in mezzo alla folla, mettendosi uno di spalle all'altro e suonando nel bel mezzo di un circle pit.
Finita l'esibizione i 4 si ritirano per poi qualche minuto dopo scendere (ad eccezione del batterista) in mezzo ai rimasti del pubblico per concedersi a foto, autografi e per scambiare quattro chiacchiere. Devo dire di aver apprezzato molto anche questo. Prima di vederli avevo pareri discordanti sui loro live, tra chi li riteneva una delle migliori band dal vivo e chi dei "parrucchieri" interessati più alle loro creste che all'esibizione.
Beh, non mi interessa niente dell'opinione dei più critici ma io mi schiero sicuramente coi primi: di concerti finora non posso dire di averne visti tanti ma tra quei pochi che ho visto questo mi ha veramente colpito ma soprattutto divertito. Certo non mancano alcuni lati negativi come l'acustica del locale da rivedere: le parole non si distinguevano e la batteria si percepiva solo (è vero che questo stile "grezzo" li contraddistingue ma non penso sia sempre così). Altro fatto che ha lasciato un pò delusi alcuni dei fan è stato il mancato inserimento in scaletta di alcune pietre miliari come "40 oz. Casualty" o "For The Punx" ma nonostante tutto per me sono assolutamente promossi. 
Purtroppo non ho foto, avrei la scaletta originale ma non ho a portata di mano lo scanner quindi mi limito a fornirvi l'elenco completo dei pezzi suonati.

1. My Blood, My Life, Always Forward
2. Tomorrow Belongs To Us
3. Get Off My Back
4. Unknown Soldier
5. No Solution – No Control
6. Resistance
7. Social Outcast
8. Criminal Class
9. Punks & Skins
10. Made In N.Y.C.
11. R.A.M.O.N.E.S. (cover dei Motorhead)
12. Punk Rock Love
13. Behind Barbed Wire
14. Ugly Bastards
15. Police Brutality
16. System Failed Us… Again
17. Riot
18. Punx Unite
19. Under Attack
20. Brick Wall Justice
21. War is Business
22. Casualties Army
23. On the Front Line
24. We Are All We Have

MISS CHAIN & THE BROKEN HEELS @ Libra - Domenica 18 Novembre (MONZA)

DOMENICA 18 NOVEMBRE

MISS CHAIN & THE BROKEN HEELS (Vicenza/Bergamo, IT)

Miss Chain ha qualche problema coi tacchi e pochi con il rock'n'roll. 
Miss Chain: probabilmente o l'odierete intensamente o l'amerete alla follia. O entrambe le cose. E non è sola. 
Disaster Silva ed i frateli Barcella sono i Broken Heels! ...ed insieme sanno creare una miscela unica di ruvido POP, sixties beat e sogni anni '80. 
Ma niente disco, look improbabili o musica trendy: semplicemente canzoni che toccano il cuore, l'anima ed i piedi! Hanno girato in tour mezzo mondo, tra Stati Uniti (due volte), Messico, Scandinavia, Germania, Francia, Spagna, suonando a più non posso in qualsiasi tipo di situazione: dai festival più importanti agli house parties di Stoccolma, dai BBQ nel Michigan al leggendario Gilman di Berkeley. 
Hanno pubblicato il loro primo album, "On a Bittersweet Ride", per la storica etichetta tedesca Screaming Apple. L'album ha visto la luce anche in formato cassetta, per la Burger Records di Fullerton, Los Angeles! Set acustico e presentazione del nuovo singolo "Rainbow" in formato 7". 

http://misschainandthebrokenheels.bandcamp.com/

http://www.facebook.com/misschainandthebrokenheels

 Entrata gratuita e ricco aperitivo a buffet.

mercoledì 14 novembre 2012

SNAFU 2.0: GREEDY MISTRESS "Something I Learned Today"

I GREEDY MISTRESS stanno tornando, con un nuovo album che uscirà per Slaughterhouse nei primi mesi del 2013. 

L'ultimo lavoro “A Compulsive Need Of You”, uscito nel 2010 e ristampato in tre diverse versioni (di cui una esclusiva per il mercato Americano), è stato un passo importante nella storia artistica dei GREEDY MISTRESS, e ha portato la band ad esibirsi in un tour nel MidWest USA, oltre che sui palchi di Italia, Svizzera, Austria, Germania, Olanda e Belgio. Il nuovo album, ora in fase di mixaggio, riserverà non poche sorprese. 

Nel frattempo, per ringraziare tutti coloro che hanno sempre supportato il progetto GREEDY MISTRESS, da Martedì 13 Novembre è disponibile direttamente dal sito www.greedymistress.it un album/compilation di cover in FREE DOWNLOAD intitolato “Something I Learned Today”. Le canzoni scelte spaziano tra diversi generi e racchiudono quelle che sono state le influenze e le sonorità che hanno segnato la band in tutti questi anni: dai Beatles ai Motörhead passando da Alice Cooper e gli Hüsker Dü. 

“Something I Learned Today” verrà presentato Venerdì 16 Novembre al Circolo MALASANGRE di Seregno (MB) con un live particolare e inedito, dove verranno proposte le cover dell'album e brani classici del quartetto milanese. Evento FB: http://www.facebook.com/events/135533003260335/

Qui un assaggio del disco: http://youtu.be/0fBOjW6CPnc

TRAKCLIST:
01. Magical Mystery Tour (Beatles) 
02. White Minority/Gimme Gimme Gimme (Black Flag medley) 03. Roller Coaster (13th Floor Elevators) 
04. Pledge Allegiance To The Bomb (Antiseen) 
05. Iron Fist (Motörhead) 
06. Something I Learned Today "(Hüsker Dü) 
07. Ricambio Umano (5° Braccio)
08. Can ' t Tell No One "(Negative Approach)
09. I Love Livin ' In The City "(Fear) 
10.5 Days A Month (Easygirls) 
11. I Love The Dead "(Alice Cooper) 
12. Bite It You Scum (GG Allin)

Cassandra - Il Nuovo Fumetto di Marco Caselli


Dopo l'uscita in anteprima assoluta durante l'ultimo Lucca Comics and Games, arriva anche a Milano l'opera del giovane fumettista esordiente Marco Caselligià noto alle cronache di Snafu. Si tratta di Cassandra, un graphic novel tratto da un racconto di Giancarlo De Cataldo (autore del libro Romanzo Criminale) e sceneggiata da Leonardo Valenti (conosciuto in quanto sceneggiatore dell'omonima serie televisiva). Un giallo dalle atmosfere cupe, un rapporto difficile tra due persone legate tra di loro più di quanto possano credere, ambientato in una Roma che difficilmente vi apparirà familiare.
Questo sabato, 17 Novembre, al VINILE (via Alessandro Tadino 17, Milano), alle ore 18.30, il disegnatore sarà presente per promuovere, firmare e dedicare le copie del suo lavoro, e magari fare quattro chiacchiere. Nell'attesa potete vedere l'alteprima del fumetto quiVi aspettiamo numerosi, non mancate!

martedì 13 novembre 2012

The MONSTER ZERO Newsletter November 2012!

Aight November, Movember, most useless month of the year. Summer is really gone, waiting for things like Christmas and New Years, etcetera... Goomba was bored, so he cleaned up the headquarters and made himself usefull behind the trainstation of Innsbruck. Anyway, that's too much information.
Do we have news for you? Indeed-a-li-doodle-doo! 


NEW MONSTER ZERO ONLINE STORE!
Yes, Goomba's got a new store! From now on you can buy all your favorite Monster Zero releases here: http://monsterzerorecords.bigcartel.com
Besides records from all the MZ bands, we also carry cool punkrock releases from labels like It's Alive, Stardumb, Surfin' Ki and Shield Recordings. So from now on, the new Monster Zero shop is your new poppunk stop! Lame but true...

THE MONSTER ZERO MASH 2012!
Here's what's gonna happen: Two days (14/15 December 2012), one city (Innsbruck, Austria), 11 bands (ZATOPEKS, APERS, DEECRACKS, MURDERBURGERS, PRICEDUIFKES, TOUGH, MALADROIT, PONCHES, BAT BITES, TEENAGE BUBBLEGUMS, SEX TOYS), hundred procent poppunk party pleasure (jawohl!), three letters (P.M.K.). You kids know what's up, and most importantly, you know what's going down...

MANGES MIDWEST USA TOUR W/ THE QUEERS!
The striped punkrock veterans of the Manges have only just returned to Italy after a very succesful and funfilled tour in Japan with The Apers. But next month they will embark on yet another adventure. From the 28th of December till the 6th of January, Andrea, Mass, Manuel and Mayo will join the Queers for shows all over the midwest of the USAight! And if that wasn't enough, the Manges will also open up for Screeching Weasel on their 27th b-day shows in Chicago, 30/31.12! America, you got to enjoy Murderburgers, Maladroit, DeeCracks and 20 Belows this year! Ready for the Manges?

TEENAGE BUBBLEGUMS EURO TOUR 2012!
No USA with the Queers yet for the Bubblegums, but like fellow Italians the Manges, the girl-boy-boy three piece from Forli will finally hit the road. Kasper from Panther Booking is busy getting all the dates filled between 7 and 15 December, but could still use some help. So if you want Teenage Bubblegums to play your shittown, drop Kasper a line: pantherbooking@gmail.com.

RICCOBELLIS & PONCHES ANNOUNCE EURO TOUR 2013
And if that wasn't enough Italian force, Riccobellis and Ponches (Brescia and Torino) have announced that they are planning a European tour for 2013! More news on this one, but I believe shows in Belgium, France and Germany are already confirmed. Get those tissues out, it's getting emotional and sexy!

MURDERBURGERS NEW ALBUM, SPLIT AND BIGGEST TOUR EVER!
The boys from Scotland are punkaholics... Ok, maybe not, but they work very hard. Singer Fraser informed Goomba that the new Murderburgers record is already recorded! But before that one will see the light, they will release a split with the Windowsill. And in March, in order to support their new record, the Boigas will go on their biggest tour to date in Europe. This monster will be booked by Kasper at Panther Booking. More info in the next newsletter.

WINDOWSILL WORKING ON NEW RECORD!
Marino never writes Goomba, but he has a job and a kid and another kid in the oven, so he's excused. However, he updates his Facebook almost every day, so that's how Goomba knows he and his band The Windowsill are recording a new record called 'Showboating'! Very excited news, let's hope it's a super fast stomper!

GOOMBA'S NEWS TELEX YO!
'Everyone Has Aids' will be played 10 times at the Monster Zero Mash 2012 – Chris from Tough will tattoo for free at the Monster Zero Mash – Simone Riccobelli will spin records at the Monster Zero Mash – Max Power will not drink during the Monster Zero Mash – Ivo Backbreaker will miss the 2nd day of the Monster Zero Mash – The Apers will play their 2007 album 'Reanimate My Heart' at the Monster Zero Mash – Mike DeeCrack will wrestle everyone and play drums for the Zatopeks at the Monster Zero Mash – Maladroit will perform bar stage dives at the Monster Zero Mash.

Nebra - nuovo video


I Nebra, nuova band del comasco-canturino-brianza-senza-speranza ci dice che è uscito il nuovo EP + Video.....checckatelo out!

http://nebraofficial.bandcamp.com/

SNAFU 2.0: animal boy e leeches @ honky tonky


Meno male che c'è Tommy che usa il 2.0 per recensire i live a cui la Compagnia non è potuta andare....


Devo dire che non sono proprio quello giusto per scrivere un live report su questa serata: spiego, non so perchè ma i leeches a me non piacciono, so che tanti si incazzeranno ma è così...ma visto che nessuno scrive su questa serata, lo faccio io...

L'honky tonky è pienissimo, tutti per sentire i leeches, ma prima suonano gli Animal Boy. Scusate ragazzi, ho provato a sentirvi, ci ho creduto, ma avete proprio fatto schifo...stonati, poca presenza sul palco e queste son cose che si sistemano...ma le canzoni erano proprio brutte. Il cambio tra chitarrista e batterista alla fine ha fatto solo peggio! mi spiace ma bocciati alla grande!!
Salgono poi i leeches: cazzo le cose cambiano completamente: presenza sul palco, carisma, canzoni, partecipazione. Sono veramente un gruppo della madonna e dal vivo spaccano di brutto. Ad un certo punto escono dal retropalco due vestiti da mostri feroci che si buttano nel pogo: grande!!
Putroppo però confermo che a me le canzoni non piacciono, non so, forse troppo rock, troppe chitarre...bho, probabilmente non capisco un cazzo, ma sono sincero: questione di gusti!
tommy 27

Nofx - Self Entitled


Dodicesimo album in studio per i Nofx! Devo dire che è saltato fuori un po' dal nulla...mi ha preso un po' alla sprovvista...ammetto di non seguire più i Nofx come una volta, ma sono sempre rimasto aggiornato sulle loro uscite. Comunque ben venga un nuovo album (accolto dalla mia solita dose di scetticismo che accompagna ogni nuova uscita di band "storiche"). Gli ultimi lavori non erano male: sia Wolves in wolve's clothing (un po' lunghetto) che Coaster meritano 6.5.
Self Entitled a mio parere è un gradino sopra...un po' meglio. Mi è piaciuto di più! Dodici brani in circa una mezzoretta, cosa chiedere di più?  Il disco suona compatto e deciso, non lascia un attimo di pausa; tutti i brani hanno bei riffoni conditi da gain a palla, suono tagliente, come al solito le melodie tra Hefe e Melvin la fanno da padrone  e sono molti i pezzi veloci (Smelly si è dato un gran da fare con la cassa). E' un disco che rompe la continuità con le ultime uscite per tornare verso "le origini". E' un salto all'indietro di circa 10 anni. Non troviamo variazioni in levare o sul pulito (tipiche della maggior parte dei loro lavori precedenti)  e non sentiamo la mitica tromba di Hefe.
Appena parte 72 Hookers non si possono avere dubbi...tipica intro Nofx al 100%...e che dire del pezzo...veramente una bomba! Il disco parte alla grande e scorre piacevolmente. Probabilmente non vi prenderà ai primi ascolti ma dategli un po' di tempo e già alla terza volta lo starete rivalutando! I pezzi degni di nota sono molti: Ronnie & Mags, She didn't lose her baby, I,Fatty, Cell Out, My Sycophant Others, This Machine is 4. Altri meno belli invece I Believe in Goddes e Secret Society. Fat Mike non delude e particolare menzione va fatta per i testi, sempre divertenti, irriverenti e originali.
Magari non dirà nulla ai fan di lunga data, già sazi a dovere, ma in definitiva Self Entitled è un bel disco.

lunedì 12 novembre 2012

SNAFU 2.0: NEWS - NUOVO SPLIT

Ciao Soldati,
è uscito il nostro nuovo split per la nostra nuova etichetta, l'americana Mooster Records: giovane e volenterosa, in pratica l'esatto opposto di noi!
Appena ci arriveranno i dischi, vi darò una copia per la recensione, nel frattempo potete ascoltarlo in streaming nella pagina di bandcamp della MOOSTER RECORDS.
Un abbraccio.
Di seguito la news:


Punk Rock è un linguaggio universale. Non abbiamo bisogno di parlare tutti lo stesso dialetto, per comprendere, afferrare, e assorbire la potenza del punk vero. MOOSTER RECORDS PRESENTA: WARGAMES è un tour in giro per il mondo con un tema comune: FOTTUTO PUNK ROCK! Questa "international punk rock conspiracy" è formata da 4 brani ciascuno in 4 lingue da 4 diverse bande provenienti da 4 paesi diversi in tutto il mondo!
- CARBONA sono i super-heroes del punk rock da Rio de Janeiro, Brasile
- I MONELLI fanno parte dell'élite punk rock di Torino, Italia
- LILI CHAMP sono giovani prodigi del punk rock da Santiago, Cile
- ROCK N ROLL TELEVISION sono nostri fratelli punk da Montreal, Quebec in Canada!

I brani presenti in questo split sono la prova innegabile che esiste un gran punk rock in ogni angolo di questo pianeta! L'intenzione della MOOSTER RECORDS con questo split è quello di esporre queste band a un pubblico più ampio e aprire le menti del resto del mondo al fatto che la musica che amiamo è immensa, indipendentemente dalla lingua parlata! Siamo in grado di fare "bop" in Brasile, pogare a Parigi, prenderci a testate in Uzbekistan, o darci dentro a Chicago: non fa alcuna differenza dove siamo fino a quando ci si diverte! Spero che tutti godiate di questo CD tanto quanto me, vi prego di sostenere queste band e continuare a sostenere la grande musica indipendente in tutto il mondo!

WARGAMES - A PUNK ROCK CONSIPRACY

Alla prossima.

Brandon / Mooster Records

domenica 11 novembre 2012

SNAFU 2.0: Blink-182 - Neigborhoods review

La recluta Frankee ci invia un pò di 2.0 che pubblicheremo nei prossimi giorni...il primo è questa recensione dell'ultimo - seppur non più nuovissimo - album dei Blink 182.
Prendete esempio dal soldatino di piombo e usate il 2.0 per mandare di tutto.....


Era il 2005 quando i Blink 182 decisero di prendersi un periodo di pausa a distanza di due anni dall’uscita del loro quinto album, l’omonimo Blink 182 (sesto album volendo contare Buddha, inizialmente pubblicato solo su musicassetta con una tiratura di un migliaio di copie). In seguito a questa pausa, che tanto assomigliava ad un effettivo scioglimento della band, Tom DeLonge fondò gli Angels & Airwaves, con i quali poté soddisfare la sua ansia di nuove sperimentazioni musicali e dare libero sfogo a un ego che gli ultimi successi dovevano aver un tantino ingigantito, al punto da farlo arrivare a dichiarare che la sua nuova band avrebbe dato vita “alla più grande rivoluzione rock n’ roll di quella generazione”.
Solo più tardi Tom avrebbe dichiarato di essere stato in quel periodo dipendete da farmaci antalgici, il che se non altro ci spiega da dove nascessero simili dichiarazioni quantomeno creative. Dal canto loro, nemmeno Mark Hoppus e Travis Barker persero tempo e fondarono i +44, con i quali tennero viva una proposta musicale più simile a quella della loro band d’origine. I risultati e l’impatto di entrambe le imprese parallele furono, a voler essere gentili, piuttosto deboli e discutibili, ma ciò non sembrò preoccupare minimamente né Hoppus né Delonge, tanto che qualche tempo dopo si arrivò ad una laconica dichiarazione dello stesso Hoppus che, alla domanda se si stesse comunque sentendo con Tom (fino a prova contraria l’amico di una vita dai tempi del liceo), rispose con un secco e alquanto eloquente: “not at all”.
Nell’autunno 2008 l’incidente aereo che quasi costò la vita a Travis Barker spinse però i due (ex?) amici a riallacciare i rapporti, e in un certo senso il seguito sulla lunga distanza di tutto ciò fu il ritorno sulle scene della band, che comunicò la propria reunion a inizio 2009, in seguito alla guarigione e completa riabilitazione di Travis.
Due anni dopo (in ritardo di un anno rispetto alla data d’uscita precedentemente ipotizzata) ecco il turno di Neighborhoods, sesto album in studio per la band, il cui arduo compito è quello di dimostrare se i Blink-182 abbiano ancora senso di esistere all’alba del 2011 dopo sei anni di pausa, o se invece ci si trovi di fronte alla solita reunion di comodo dovuta a motivi prettamente economici e di ritorno mediatico.
A un primo ascolto del nuovo album (ma basterebbero già le prime due o tre canzoni) non si può che notare immediatamente una cosa: i Blink 182 di Enema of the state non esistono più. La proposta musicale del trio riprende infatti esattamente là dove si era fermata con Blink-182, se possibile con un occhio di riguardo ben evidente alle sonorità degli Angels & Airwaves, il che la dice lunga su come gli equilibri in fase di songwriting e orientamento musicale, storicamente fifty-fifty fra Mark e Tom, si siano progressivamente spostati in favore di quest’ultimo, cosa che peraltro era già piuttosto evidente fin dai tempi di Blink-182, non a caso il primo album “sperimentale” della band. Fu proprio tale lavoro a sancire il tentativo di passaggio dei Blink-182 a uno stile musicale più maturo e “rispettabile”, finendo però per alterare profondamente l’impronta e lo spirito di una band che fino ad allora aveva basato il suo successo anche sull’immagine di cazzoni patentati grazie a video azzeccatissimi e fortunatissimi (What’s my age again? e All the small things su tutti) e dichiarazioni quanto mai esplicative: “Suonavamo e, improvvisamente, uno di noi rimaneva con l’uccello per aria. Era una cosa che ci faceva ridere per ore ”, dichiarò Mark sulle pagine di Tutto Musica nel lontano 1999 alla “tenera” età di 28 anni, giusto per fare un esempio.
Fatto sta che più di una volta mi è sorto il dubbio che la pausa di riflessione in seno alla band sia principalmente dipesa proprio dal tentativo di cambiare le coordinate in corsa provocando però nient’altro che uno smarrimento artistico, o forse più verosimilmente dando inizio agli scazzi fra Mark e Tom (il peso in fase decisionale e compositiva di Travis, che musicalmente cagherebbe tranquillamente in testa a entrambi, per me rimarrà sempre un mistero irrisolvibile).
Di fatto però va anche detto che il tempo passa per tutti, e i Blink non avrebbero potuto avere per sempre 25 anni. 
Se nel 2005 il cambio di direzione aveva contribuito a partorire un album discreto ma altalenante e di cui forse i Blink per primi non erano sufficientemente convinti, lo stesso non credo si possa dire per Neighborhoods. I Blink sono cresciuti, si sono mollati e ripresi, hanno fatto le loro esperienze e sono possibilmente maturati come uomini e come artisti, e questo album ne è la riprova: vario, completo e coerente, sicuramente farà storcere il naso ai fan della prima ora che vorrebbero il trio di San Diego ancora intento a cantare di cotte liceali, party alcolici e spensierati inni alla gioventù, ma visto a mente sgombra e senza paraocchi, Neighborhoods dimostra anche la crescita di una band che sta evidentemente provando ad evolversi e, a parere di chi scrive, lo sta facendo nel migliore dei modi.
Certo, sicuramente si tratta di un lavoro meno immediato di tutti i suoi predecessori e che ha bisogno di tempo per farsi apprezzare al massimo, ma è proprio questa forse una delle maggiori qualità di un album che non si esaurisce in pochi ascolti. Fra i pezzi migliori si segnalano Ghost on the dancefloor, Up all night, Kaleidoscope e Heart’s all gone, l’unica traccia che strizza davvero l’occhiolino a quello che i Blink sono stati fino alla fine degli anni Novanta. Menzione speciale anche per la bonus track Snake charmer, una delle canzoni più atipiche mai composte dalla band.
Una critica che si può muovere a Neighborhoods è forse quella di mancare di una hit da primo posto in classifica, che ti si stampa in testa e non ti molla più, insomma un po’ quella tipologia di canzone che aveva fatto la fortuna dei Blink nelle loro precedenti uscite, ma si tratta in questo caso di un difetto tutto sommato trascurabile vista la qualità media decisamente alta dell’album, in cui è difficile riconoscere un solo filler.
“Well, I guess this is growing up” cantava Mark nel 1997, e all’alba del 2012 anche noi possiamo dire che, beh, i Blink-182 sono davvero cresciuti. Il giorno che Mark e Tom impareranno a suonare anche in sede live, allora potranno diventare davvero una grande band.

sabato 10 novembre 2012

Underwater release party!


Questa sera all' Honky Tonky di Seregno i Leeches presenteranno il loro nuovo album Underwater, stampato e pubblicato da Tre Accordi Records e in vinile da Premium Otis Recordings. Quarto album in studio ed ennesima fatica per i quattro comaschi da tempo una delle migliori realtà musicali del nostro Paese. 
Di supporto gli Animal Boy!
Intanto ascoltatevi il singolo estratto dal nuovo album!

King Tuff - New VideoClip in 3D


A quanto pare la crisi non ha toccato il settore dei VideoClip musicali. Di recente ne sono stati sfornati parecchi (vedi i Riptides). Gli OFF! ne hanno addirittura fatti 5 da quando è uscito il loro s/t. Ma andiamo al dunque. I King Tuff hanno fatto un VideoClip in 3D! E' davvero un peccato che abbiano scelto la canzone più anonima del loro ultimo Lp. Tuttavia il video è figo quindi la caserma lo approva. Apritelo su YouTube e premete il tasto 3D in basso a destra

Un nuovo pezzo per i Christian De Sucas

venerdì 9 novembre 2012

The rise and fall of... Towers Of London


Ci sono quei gruppi che, quando nascono, sanno suscitarti un grande entusiasmo, anche un po’ esagerato, e ti sembrano essere la risposta alle tue speranze musicali e invece finiscono per essere delle meteore, facendo un po' la fine di quei vestiti che un anno andavano tanto di moda e che adesso servono solo per datare le fotografie in cui li si indossa.
E quando li ritiri fuori, soffi via la polvere e li metti su, di quell'entusiasmo resta solo un velo di nostalgia per quel periodo e per ciò che avrebbero potuto essere: ecco, per me quel gruppo sono stati i Towers Of London, rapida e brillante meteora rock n’roll.

Li ho sentiti per la prima volta dal vivo al Rock In Idro del 2006, nel periodo in cui la band era al top della forma e della fama, e quando chiusero il loro set pomeridiano con una cover selvaggia di “Free Bird” mi avevano già conquistato.
Guidati dai fratelli Donny e Dirk Tourette, i TOL sembravano essere esattamente quello che ci voleva: il loro motto? “Drink, Fight & Fuck!”
Il loro glam punk rozzo e sboccato era una vera boccata d’aria fresca nel desolante panorama rock mainstream: la scena indie, che andava per la maggiore, mi sembrava esattamente equivalente alla new wave degli anni ’80: per niente minacciosa, fin troppo commerciale ed eccessivamente pop.
Quanto alle scene più o meno underground, mi erano per lo più sconosciute o erano rassegnate al revival e alla nicchia: i Towers invece ambivano a riportare il rock n’roll duro e oltraggioso in primo piano.

Nati nel 2004, già l’anno dopo, ancora prima di far uscire il loro album di debutto, avevano suonato al Download e a Reading, erano stati banditi dal primo per essersi picchiati con un’altra band e Donny era anche stato condannato in tribunale per i danni provocati durante uno show a Cambridge.
Fin troppo fedeli al proprio motto, i Towers infatti facevano parlare di sé tanto per la musica quanto, se non di più, per le risse in cui si gettavano gioiosamente ad ogni occasione
Ciò nonostante, o forse anche grazie a questo, il loro successo cresceva e nel giugno 2006 fecero uscire l'album di debutto “Blood, Sweat & Towers”, poi aprirono per i nuovi Guns e tornarono a Reading, sul palco principale.
L’album, che comprai subito, mi lasciò però perplesso: metà dei pezzi, compresi i singoli, erano incendiari anthem glam punk; gli altri invece inaspettatamente suonavano molto più mainstream, più “brit”.  Ho scoperto solo molto tempo dopo che i primi insospettabili idoli dei due Tourette erano stati altri due fratelli: ovvero Noel e Liam Gallagher.
Comunque entusiasta, comprai pure tutti i singoli, anche perché contenevano b-side molto fighe e decisamente rock n’roll, tranne la lenta ma molto bella “Satellite Song”, strana canzone un po’ psichedelica la cui dolcezza mi lasciò di stucco, vista la provenienza.
Nel frattempo però la band cominciava a perdere il controllo: convinti di manipolare i media e in realtà abilmente sfruttati da questi, i Towers cercavano continuamente di dare scandalo e finivano spesso per risultare ridicoli, come nella famigerata e breve partecipazione di Donny al Celebrity Big Brother del 2007.
Per di più la loro predisposizione alla violenza, alimentata da un sacco di alcol e coca, finì per rivolgerli l’uno contro l’altro  e quell'estate Snell e The Rev, batterista e chitarrista solista, mollarono i due fratellini sempre più psicotici.
I TOL, la cui fama cominciò a diminuire a una rapidità spaventosa, reclutarono due sconosciuti in sostituzione e nel 2008  fecero uscire “Fizzy Pop”, un mediocre album di indie/alternative che vendette poco e venne apprezzato ancor meno.
La storia della band sembrava decisamente finita, ma il destino mi riservava un inaspettato epilogo: il 22 gennaio del 2009 suonarono a Torino, all’Hiroshima Mon Amour.
Complice l’assoluta mancanza di promozione da parte del locale- non c’era una locandina del concerto nemmeno all’ingresso!-  eravamo in non più di venti a sentirli e massimo dieci sotto al palco, ma la band ci regalò un concerto devastante, come se stessero suonando davanti a un’arena.
Suonarono anche dei nuovi pezzi belli tosti e, quando finito il concerto uscirono a fumare e scambiare due parole con noi, ci dissero che presto avrebbero registrato il terzo album in America.
Tutto quello che però uscì qualche mese dopo furono alcune demo e il video dell’inedito “Presidents”.
Da lì in poi della band si è persa ogni traccia.

I Towers si sono bruciati rapidamente, traditi  dalla troppa sicurezza in se stessi e sul loro talento musicale dalla convinzione di poter manipolare i media che invece li hanno masticati e poi sputati.
Detto questo gli va riconosciuto il merito di aver praticato con convinzione l’oltraggiosità punk e l’edonismo del glam per cercare di far riconquistare al rock duro e oltraggioso uno spazio in primo piano, alla pari coi gruppi commerciali, senza rimanere chiusi nell'ambito di una determinata scena underground.

Chissà, forse resteranno per sempre una meteora,  destinati a essere ascoltati solo da una sempre più piccola nicchia di persone, o forse un giorno, proprio come certi vestiti, qualcuno li farà tornare di moda. 
Io, in ogni caso, continuo ad ascoltarli e a conservare con cura tutti i loro dischi.

giovedì 8 novembre 2012

Groezrock 2013


Giusto ieri sera sono usciti i primi nomi per il Groezrock 2013 che si terrà il 27 e 28 Aprile nella piccola cittadina di Meerhout in Belgio. Rise Against, Bad Religion, Pennywise, Hatebreed etc. per una scaletta che si preannuncia al livello di quella dell'anno scorso.
Per rimanere aggiornati seguite la pagina Facebook oppure il sito www.groezrock.be.

mercoledì 7 novembre 2012

Bad Religion - Fuck You

Nuova canzone per i Bad Religion tratta dall'album True North che uscirà il 22 gennaio ovviamente per Epitaph!

domenica 4 novembre 2012

Giuda @ Honky Tonky - 2 Novembre 2012


I Giuda sono il fenomeno cool del momento. Sono quella rarissima specie di band che riesce incredibilmente a bilanciare il numero di patata con quello di salsiccia ai concerti. Quella band che la tua fidanzatina del momento vuole assolutamente vedere per sfoggiare la sua nuova frangetta....ben vengano band del genere...ben venga la patata ai concerti punkrock. 

Per i motivi sopra elencati l'Honky Tonky questa sera è pieno pieno...pieno tipo come quando suonano i Manges o i Leeches, 50% patata e 50% salsiccia con i fazzoletti (o bandane?) che pendono dalla tasca dei jeans...roba fra l'altro scomodissima nel caso in cui questi rock'n'roll machos dovessero pattugliare la Jungla del Botswana...come minimo il fazzollo si impiglierebbe fra i rami mandando a puttane il point man e tutta la sua pattuglia di soldatini di piombo.
Le danze le aprono i Cusack, che sono in giro da un sacco, di cui sento parlare da un sacco, ma che non sono mai riuscito a vedere....o forse si? Sono fan di praticamente tutto quello che fa Pilli (ex Suinage, attuale Labradors), ma i Cusack sono un bel pò noiosetti. Picchiano da matti e il duello di chitarre è davvero particolare e ben progettato, tuttavia il genere non è il mio e mi annoio in tempo zero (ovvero tempo 3 canzoni)...esco e torno in tempo per quella che la mia mente pensa sia una cover dei Nirvana.
Dopo di loro tocca a Faz Waltz che invece ho già visto una buona manciata di volte e per questo motivo decido di vivere di rendita e torno fuori a vedere come butta la situazione. Quando lo reputo giusto rientro per gli ultimi pezzi del Faz nazionale...i ragazzi sono in 3...forse lo sono da mesi o forse l'altro chitarrista non poteva...insomma mi accorgo di non essere aggiornato. In ogni caso suonano bene, ma il suono di chitarra è poco carico ed un pò vuoto, la cosa penalizza, ma non mi scandalizza....insomma mi sembra inutile fare le pulci ad una band solida come i Faz Waltz...che piacciano o meno.
Arriva il momento dei tanto acclamati Giuda che avevo già avuto l'opportunità di vedere qualche anno fa al release party di "Get Serious" dei Leeches. Lì mi erano sembrati davvero di un altro pianeta, carichi come molle e micidiali come John McAlesee dei tempi d'oro...a sto giro mi lasciano l'amaro in bocca.
I Giuda, quantomeno a sto giro, sono riusciti a essere una band bomba che annoia a bomba...mi spiego: loro sul palco sono letali, il cantante è così duro e carico che si potrebbe fare tutta la Danza del Fan canticchiando stornelli e bevendo birrette...il problema sono le canzoni...lente, troppo lente, noiose e ripetitive. 
La cosa assurda è che mi sembrava di essere davanti alla TV e vedere un video di una grande live band (tipo Ramones nel '78) con le immagini lanciate a velocità doppia e l'audio a velocità dimezzata.....insomma un contrasto particolare, ma letale.
Quelle chitarrine che fanno per 40 minuti i soliti giretti rock'n'roll proprio non le sopporto e, sebbene il batterista abbia una pacca potentissima, potrebbe anche premere il pedalino sull'acceleratore qualche volta.....il pubblico, sebbene pendesse totalmente dalle loro labbra con un sorriso ebete, non si  è mai lanciato in danze....e come si faceva a ballare dopotutto? Io non me lo immagino proprio...trooooppo lenti....noia a quintali.

Insomma soldatini....i Giuda saranno anche ganzi, ma tutto sto hype proprio non me lo spiego. Devo ammettere che a volte far cagare è davvero ok....ci si diverte molto di più.....a volte eh....sia chiaro.

sabato 3 novembre 2012

The Offspring - Days Go By


Uscito quest'estate in un momento non certo brillante per la loro carriera, Days Go By è il nono album in studio degli Offspring. Dopo il deludente Rise and Fall, Rage and Grace, vari cambi di formazione tra batteristi e turnisti e bloccati in un limbo di live decisamente scadenti (vedi Reading 2011) in contrapposizione ad esibizioni di livello (vedi il tour per il ventennale di Igntion), gli Offspring, in cerca di conferme, sono tornati a collaborare con Bob Rock.
Il primo singolo dell'album Days Go By, pubblicato a fine aprile, mi aveva lasciato piacevolmente sorpreso. Veramente una bella canzone, ben arrangiata e con belle armonie...sembra quasi un pezzo dei Foo Fighters! Totalmente diverso da quello che mi aspettavo. Finalmente qualcosa di genuino...basta con i soliti album che non hanno nulla da aggiungere ad una carriera ventennale. Ben venga un cambiamento (supportato anche da un tipo di grafiche più "maturo").
Invece, con l'uscita dell'album a fine giugno, mi sono dovuto ricredere. Il secondo singolo Cruising California (Bumpin' In My Trunk) è veramente un capolavoro trash. Ok, bisogna dire che la band ha sempre ficcato in ogni disco almeno un pezzo più "mainstream", più "radiofonico" (pretty fly..., original prankster, hit that...)...ma questa volta hanno veramente sforato. Il mix tra zoccolone asian, tastierina alla Katy Perry e Dexter con il suo rap impacciato è veramente sconfortante. Per il resto Days Go By è il classico album da Offspring: un mix tra canzoni "dure", altre più blande e ballate vivaci. I primi pezzi The Future is now, Secrets from the Underground e Turning Into You sono molto simili tra loro, hanno una strofa dal sound più morbido che cresce per poi "esplodere" nel ritornello...risultato quasi mai raggiunto. Hurting As One è invece più spinto e orecchiabile, ha una buona dose di cori a rendere più compatto il pezzo e ricorda un po' i primi Offspring. All I Have Left is You è una ballata noiosissima, Oc Guns ha un ritmo skankeggiante e un sound spagnoleggiante, Dirty Magic sembra Vultures e I Wanna secret family (With You) è un pezzo vivace non male con una bella strofa. Gli ultimi due pezzi del disco sono piuttosto anonimi e se siete riusciti ad arrivare fino alla fine senza cambiare traccia ora sarete praticamente costretti a farlo. Days Go By non verrà di certo ricordato tra gli album migliori della carriera del gruppo.