venerdì 31 agosto 2012

Pablo Echaurren - Ramones, Cretin Hop Testi Commentati


Qualche mese fa, mentre mi aggiravo per il reparto musica di una libreria, il mio occhio ha captato il mitico logo che tutti conosciamo sulla copertina di un libro che non avevo mai visto. Ramones, Cretin Hop Testi Commentati edizioni Arcana. Strano, non ero al corrente di nessuna uscita letteraria riguardante i Ramones. Così, preso dalla curiosità e dallo spirito nerd di chi non vuole perdersi NULLA che riguardi il proprio gruppo preferito, mi sono diretto alla cassa (16.80 € se vogliamo fare polemica...).
L'autore, Pablo Echaurren, mi era sconosciuto, così ho fatto una ricerchina e ho scoperto che, oltre a farsi chiamare Pablo Ramone, è un pittore/scrittore nato a Roma che ha già dedicato ai Ramones vari lavori tra cui una mostra (Al ritmo dei Ramones) e un libro (Chiamatemi Pablo Ramone). L'impostazione del libro è semplice: traduzione, analisi e commento dei testi di tutti gli album dei Ramones, dal primo Self Titled ad Adios Amigos!
Parto col dire che non ho mai avuto una grande opinione sui libri di testi commentati, per di più, a mio parere, i testi dei Ramones non necessitano di un gran commento. Infatti l'autore si lancia in introduzioni e commenti piuttosto forzati e in paragoni molto ma molto azzardati. Forte del suo "essere artista" Pablo Echaurren non si risparmia, e i paragoni tra i Fast Four e le varie figure artistiche e letterarie fioccano qua e là. Nel contesto del libro, e secondo le tesi che porta avanti l'autore, questi paragoni potrebbero avere un senso...ma in realtà sono semplicemente fuori luogo. Nota dolente del libro è lo stile. Pablo, forse per cercare di avere uno stile più "giovane" o semplicemente più "artistico", farcisce esageratamente il testo di neologismi e parole storpiate. Il risultato è piuttosto sconcertante; non si ha l'impressione di avere a che fare con un testo scritto in modo originale, bensì con uno irritante alla lettura.
A difesa del buon Pablo Ramone, bisogna ammettere che commentare i testi di 14 album in studio è un'impresa piuttosto titanica. Così l'autore è ricorso ad uno stratagemma: ridurre i testi all'osso. Ovvero riportare solo qualche strofa e a volte il ritornello, oppure solo il ritornello e viceversa...insomma non mi pare di ricordare che compaia un testo per intero e in un libro sui "testi commentati" la trovo una cosa piuttosto assurda. Capisco che se fossero stati riportati e tradotti tutti i testi sarebbe venuto fuori un librone da 600 pagine...però a volte di alcuni testi compare solo una strofa...comunque si vede che Pablo Ramone è un vero fan ed esperto sui Ramones, infatti tutti gli aneddoti e le curiosità riportate sono esatti al 100%. Nota positiva: le traduzioni, corrette e fatte in maniera accurata.

SNAFU 2.0: me first and the gimmie gimmies @ carroponte

Tommy 27 è tornato dalle ferie passate sul fronte Orientale e torna ad usare il 2.0 per renderci partecipi dello show dei Me First al Carroponte di Sesto San Giovanni (MI) tenutosi ieri 30 agosto 2012. Grazie del contributo soldato!


Cosa aspettarsi da un concerto dei me first..boh: è un gruppo che fa solo cover, però cazzo è formato da 5 pazzi coi controcoglioni...
Piove che Dio la manda dopo due mesi di siccità ma alla fine si rivela un bene: suonano in una specie di capannone piuttosto piccolo e la gente non è tantissima, nel senso che fuori nello spazio che è grande del carroponte si sarebbe dispersa troppo, invece così c'era la giusta atmosfera.
Il concerto è come te lo aspetteresti, senza entrare in pericolose discussioni tecniche che non saprei fare, ci si diverte: come fai a non divertirti con 'ste cover sparate a 100 all'ora di country road, rocket man, i believe i can fly...è il gruppo che vorrei suonasse al mio matrimonio dopo il pranzo quando tutti sono ubriachi al punto giusto.
Grande il singalong su "Oh sole mio" praticamente invocata dal pubblico durante la pausa..Fat Mike e soci non la ricordano ma la reimparano al volo per assecondare il pubblico alla grande.
Il cantante Spike è un gran frontman, ha la voce giusta e dei movimenti (e pure l'aspetto) di un frocio anni '80, con l'occhiale da sole, il vestito bianco e i capelli biondo ossigenati.Se la cava anche con l'italiano.
18 euri sono decisamente troppi, ma se vi capita per una serata senza pretese e per divertirvi un pò andateli a sentire, val la pena!
27tommy

mercoledì 29 agosto 2012

Nuovo Album per i Descendents?


A quanto pare Milo Aukerman in un intervista ha accennato alla possibilità di tirare fuori un nuovo album targato Descendents. Tuttavia aspettino a stappare lo spumantino i fan perché la band non ha minimamente fretta. Infatti Milo avrebbe dichiarato che i componenti della band devono fare i conti con la loro vita quotidiana e pertanto non possono permettersi di mollare tutto per spendere qualche mese su di un disco. A quanto pare anche i big hanno una vita normale...
Per maggiori informazioni date un occhio a questo link

Due Cover in Free Download per i DeeCRACKS


A breve saranno in Italia i DeeCRACKS per una decina di date. Il soldato SNAFU presenzierà sicuramente a quella più vicina al suo attuale accampamento. Nell'attesa la band austriaca ci regala due brani da sentire e scaricare gratuitamente dal loro bandcamp. Si tratta di due cover: This Ain't Hawaii degli Screeching Weasel e New York Girl dei Johnnie 3
Enjoy!

King Tuff - s/t

SubPop - 2012

Se stamattina vi siete svegliati con la voglia di ascoltare un disco punk bhè... i King Tuff non fanno al caso vostro. I King Tuff suonano un misto di folk rock alla Bob Dylan condito dall'immancabile influenza Pop dettata dai Beatles e spruzzato da un tocco di Psichedelia. Il tutto viene mischiato in varie formule che rendono le 12 tracce molto variegate seppur mantenendo un comune denominatore: tutti i pezzi sembrano usciti dalla compilation Children of Nuggets e sono caratterizzate da una voce che non può non ricordare quella di Marc Bolan (T-Rex). Le prove sono a portata di mano: basta sentire Baby Just Break, dove prevale il lato folk della band, per poi confrontarla con Anthem, brano più psichedelico, passando per Bad Thing (vedi Video Clip sotto), più veloce e addirittura gridato. Ovviamente non tutte le canzoni sono riuscite con un perfetto buco, ma  il livello generale del disco rimane comunque alto. Probabilmente i King Tuff spopolano negli ambienti Hipsters di Brooklyn e questo per molti nostri lettori è un male. Tuttavia la musica è decisamente valida quindi perché privarsene?

lunedì 27 agosto 2012

25° anniversario di Appetite For Destruction


Geffen Records - 1987

Il 21 luglio del 1987 usciva l’album di debutto di una giovane band losangelina che si era rapidamente imposta nella scena cittadina nel corso dei due anni precedenti. La band si chiamava Guns N’ Roses e l’album, intitolato “Appetite For Destruction” sarebbe diventato l’album di debutto più venduto della storia del rock e una pietra miliare per l’intero genere.

I Guns erano nati due anni prima dalle ceneri degli Hollywood Rose e degli L.A. Guns, due delle migliaia di band che affollavano la Città degli Angeli in cerca di un’opportunità di successo.
Dopo una serie di cambi nei primi mesi, la formazione si era stabilizzata intorno a cinque ragazzi di provenienza ed esperienza differenti ma accomunati dalla stessa, totale dedizione verso la propria musica.
Axl Rose e Izzy Stradlin’, rispettivamente voce e chitarra ritmica, erano due vecchi amici che avevano lasciato la noia e la bigotteria del natio Indiana qualche anno prima. Axl era un frontman tanto instabile quanto carismatico, possedeva una voce potente e di grande estensione e uno spiccato senso della melodia . Izzy, schivo e taciturno,  venerava gli Stones e gli Hanoi Rocks e portava in dote una solida ritmica e un grande talento compositivo.
Un’altra coppia di vecchi amici rispondeva per altri due quinti della band. Slash e Steven Adler erano cresciuti nella selvaggia L.A. degli anni ’70 con una formazione strettamente a base di sesso, droga e rock'n’roll.
Slash seguiva la tradizione dei grandi idoli della sei corde del decennio precedente, Zeppelin e Aerosmith su tutti, e sfornava riff micidiali e assoli di grande intensità emotiva mentre Steven portava un tocco più moderno con la sua batteria roboante ed energica.
A cementare questo volatile miscuglio c’era il versatile bassista Duff McKagan, un reduce della prima scena punk di Seattle  formatosi suonando sia sugli album punk hardcore che quelli funk.

Per due anni la band aveva vissuto praticamente per strada, quasi sempre al verde dopo che i soldi partivano per droghe e alcol, appoggiandosi alle amorevoli cure delle loro amiche spogliarelliste.
Avevano rapidamente fatto registrare il tutto esaurito nei locali losangelini e attratto la curiosità delle case discografiche, ma il timore suscitato dallo stile di vita completamente autodistruttivo della band le teneva a distanza. Alla fine i cinque firmarono un contratto per la Geffen Records, e dopo aver fatto uscire un falso EP live per una falsa etichetta indipendente per avere qualcosa da dare in pasto ai fan nell’attesa, registrarono Appetite For Destruction.

L’apertura dell’album era affidata a Welcome to The Jungle, un incendiaria glorificazione della vita selvaggia della band sulle strade di Los Angeles in particolare e della violenza del mondo in generale.
It’s So Easy continuava l’assalto sonoro con una brutalità inaudita, seguito dallo splendido inno all’ubriachezza Nightrain. Outta Get Me era un feroce medio alzato contro le autorità, mentre Mr. Brownstone lamentava con un blues duro la tossicodipendenza imperante dei Gunners. La prima facciata dell’LP si chiudeva col capolavoro Paradise City, uno straordinario anthem in cui nostalgia trasognante e furia selvaggia s’intersecavano in maniera epica.
My Michelle apriva la seconda facciata, trainata da un riff dal sapore metallico pesante come un carro armato e da un testo di brutale onestà. Think About You era un gioioso assalto sonoro all’arma bianca, a cui seguiva inaspettatamente Sweet Child O’ Mine, la power ballad mozzafiato che avrebbe cementato il successo planetario delle Pistole  e Rose.  Ma a ribadire l’anima distruttiva della band c’era subito dopo You’re Crazy, seguita dal porno rock ghignante di Anything Goes. Per la chiusura dell’album la band si affidava alla sensuale decadenza di  un pezzo di elevato spessore come Rocket Queen.

Gli elementi di forza dell’album erano molteplici. Axl offriva da un lato un incredibile talento vocale, in cui passava disinvoltamente da acuti al vetriolo di incredibile potenza a melodie dalla perfetta intonazione, e dall’altro testi che lo ponevano ben al di sopra di quasi tutte le altre band dell’epoca, esponendo tutto se stesso con un’onestà disarmante e un fascino magnetico.
Slash concentrava il meglio che la tradizione dei grandi solisti rock potesse offri re e la coniugava con la solidità ritmica e compositiva di Izzy in un’interazione perfetta.
A sostenere il tutto il groove di Duff e Steven, in grado di coniugare potenza e dinamicità senza compromessi.
L’impeccabile mixaggio era il tocco ultimo per la creazione di un capolavoro.
In definitiva, i Guns avevano ripreso l’hard rock basato sul blues e lo avevano rivitalizzato con l’aggressività del punk e l’impatto del metal e grazie al loro talento strumentale e compositivo avevano sfornato un album all killers no fillers, con dodici canzoni accomunate da un sound  ben definito e al tempo stesso dotate ciascuna di una distinta personalità.

 L'uscita dell'album venne inzialmente accolta con poco clamore: l'unico evento degno di nota fu la censura imposta alla copertina originale e la sostituzione con con quella con la celebre croce coi teschi. Le cose cambiarono dopo che la Geffen riuscì a far passare il video di Welcome To The Jungle su MTV. Da lì l'ascesa della band fu rapida, fino all'esplosione e al successo planetario che seguirono la pubblicazione del singolo e del video di Sweet Child O' Mine il 17 agosto dell'anno successivo.
La storia successiva della band è nota; per chi se la fosse persa basterà un giro sulla pagina della band su Wikipedia.

Appetite fu il momento migliore e più alto che la band riuscì mai a raggiungere, in perfetto equilibrio tra la concretezza  tuttavia ancora cruda degli esordi e l’arte eccessivamente espansa dei due Use Your Illusion.
Per quanto le band che citino i Guns tra le proprie influenze siano troppe da contare, in termini di risultati Appetite non ha trovato discepoli degni di questo nome. Nessuna band ha saputo rielaborare quel complesso equilibrio di influenze e sound diversi con una tale personalità e capacità.
Persino l’intero revival glam/hard rock anni ’80 non ha saputo produrre qualcosa che si avvicinasse a quel sound e a quella musica, producendo invece numerosi epigoni dei Motley Crue e delle band glam minori.
In ogni caso, a 25 anni di distanza l’album riesce ancora a saziare il nostro appetito per la distruzione.  

sabato 25 agosto 2012

Snookys - Automatic Stomp



A distanza di un paio d’anni dal precedente disco ed in seguito ad un cambio di formazione ritornano gli Snookys! Li conosco e li seguo praticamente dall’inizio e, a mio avviso, sono uno dei gruppi che in questi anni è cresciuto maggiormente fino a trovare un proprio stile. Se in Set The World On Fire avevano omaggiato Sir Ray Charles ora tocca a Smokey Robinson con Get Ready, pezzo che da buon ignorante conoscevo solo nella versione dei Temptations. Oltre a questa cover ben riuscita troverete altre 10 tracce originali di garage rock’n’roll imbastardito con il proto-punk NY style alla Senders. Il tutto è impreziosito da una registrazione volutamente retrò che ha il grande pregio di non suonare “finta” come spesso succede oggigiorni ai gruppi che vogliono suonare vintage a tutti i costi. Automatic Stomp è uscito sia in CD che LP per un’etichetta americana che ultimamente sta pubblicando ottime cose, la Night Fighter Records. Io ve lo consiglio, se non vi fidate dategli un’ascolto su http://thesnookys.com e se dopo aver sentito un pezzo come Sticky non vi viene voglia di procurarvelo, beh...non capite proprio un cazzo! 

SNAFU 2.0: Concerto Dan Vapid & the Cheats in Brooklyn


Che bomba quando il 2.0 mi viene usato per lanciare delle granate di questo tipo....la caserma ringrazia infinitamente la Vale per aver condiviso questa fighissima esperienza. Take it!

Danny Vapid ain't a Faggot

È sabato 18 agosto.  Sono le 22.15. Siamo al Knitting Factory, Brooklyn, NYC. Sudati e increduli, dato che fino a 20 minuti prima eravamo su una barca, nel mezzo del fiume Hudson, a un concerto dei Queers. Sfidando il tempo (e la nostra preparazione atletica - pari allo zero) riusciamo ad arrivare al locale a concerto non ancora iniziato.
Tempo di incrociare lo sguardo di Dan, che viene a salutarci e poi sale sul palco per iniziare a suonare. Nuova formazione a 3. Mike Soucy alla batteria, Symon Lamb al basso e Vapid alla voce /chitarra. Stop. 
Il concerto inizia con 2 pezzi del nuovo album (a mio parere incredibile, ma io sono di parte, e non ne ho mai fatto mistero eheh) 'Torture Chamber' e 'Baby baby get over yourself'. L'atmosfera si scalda e, anche se il locale non è pienissimo, tutti i presenti ci danno di sing along e finger pointing come se non ci fosse un domani. Dan è in forma e il suo eccellente repertorio non può che regalarci altre perle. Impazziamo letteralmente tutti con 'Bored on television' e 'Say goodbye to your generation' dei tanto amati Methadones. E quando attacca con 'I was a highschool psychopath', pezzo storico degli SW scoppia il delirio..ma chevvelodicoaffare...  
Dan saluta 'gli amici italiani' dal palco e ci dedica 'I don't wanna go to the party tonight' e poi ancora 'Heart out of season'. I Cheats proseguono drittissimi con altri pezzi tratti dal nuovo disco: 'Devo on speed', 'Work of art' e 'Just like Cleopatra', poi un altro gioiello dei Mopes: 'Baby Doll'. La scaletta è impeccabile e quando parte 'Make way', classicone dei Riverdales, la folla perde la testa e lo stesso succede anche sulle note di una tiratissima 'Diabolik', dove non si lesina con l'headbanging.
Che dire... Concerto indimenticabile, beccato per caso durante la nostra prima vacanza a NYC.  
La fedeltá a volte premia. E non potevamo sperare in un regalo migliore.

venerdì 24 agosto 2012

Social Distortion - Live @ Academy - Dublino

Teoricamente dovrei scrivere un live report ma non ci riesco... l'emozione è stata troppa per cercare di dare un parvenza di oggettività a quello che ho vissuto: in poche parole quello che state per leggere sarebbe un estratto del mio diario di viaggio (se ne avessi uno).


Dopo una giornata in giro per la capitale irlandese, spesa per lo più facendo del becero turismo ma al contempo evitando qualsiasi cosa riguardasse gli U2, arriviamo nei pressi dell'Academy per le 18:15. Incontriamo Brent Harding e David Hidalgo Jr (rispettivamente bassista e batterista). Sono gentili e disponibili, ne approfittiamo per una foto. Molta gente è già in fila per ritirare il proprio biglietto ed entrare, altri invece sono armati di foto e vinili da fare autografare a Mike Ness che purtroppo non arriverà. Alle 19:10 si aprono le porte e ci catapultiamo dentro per accaparrarci la prima fila. Compiuta la missione ci accorgiamo di una cosa stupenda: stiamo per vedere i Social Distortion nel luogo ideale. Il locale infatti conterrà al massimo 500 persone (anche se a guardare i video su YouTube sembra il Forum di Assago) e il palco è a mezzo metro da noi... gli orrendi festival con 50.000 ubriaconi e i palchi enormi sono un lontano ricordo.


Si fanno le 20 e sale sul palco Dave Hause (The Loved Ones). Conosco poco i suoi lavori solisti, non mi dispiacciono ma non li reputo neppure entusiasmanti. Inoltre sono molto diffidente nei confronti dei set acustici. Tuttavia Dave è carichissimo e, in mezz'ora dove alterna pezzi con chitarra acustica ed elettrica, regala inaspettate emozioni. Una 20ina di persone sono qui solo per lui e il resto del pubblico viene conquistato in breve tempo grazie alla verve e alle gag del cantante. Momento particolarmente esilarante quando si accorge che una ragazza tra il pubblico ha chiamato un'amica per farle sentire il concerto e la convince a posare il cellulare sul palco, poi lo prende, la saluta e riattacca. "E' già un'emozione suonare di spalla alla mia band preferita... in più oggi Joe Strummer avrebbe compiuto 60 anni... non so suonare nessuno dei suoi pezzi ma posso suonarne uno di una persona a lui molto vicina: Chuck Ragan. Il pubblico accoglie con urla e applausi. Ancora un paio di pezzi e chiude questo set inaspettatamente coinvolgente. 


In attesa che i Social salgano sul palco vengono mandati in diffusione solo pezzi dei Clash. Un altro pensiero per Joe Strummer. Ore 21 comincia lo show! Mike Ness e compagni salgono sul palco sulle note di No Sleep Till Brooklyn dei Beastie Boys. Partenza a razzo: I Was Wrong! Non si tratta della solita scaletta stile "best of" che di solito la band propina ai festival: è una scaletta con le palle e poco importa se mancano pezzi come Prison Bound e Mommy's Little Monster. Mike scherza con il pubblico, interagisce e dedica anche lui il suo pensiero a Joe Strummer: "La prossima canzone è dedicata a Joe Strummer... quanti anni avrebbe compiuto oggi? 60 eh... quindi 10 in più di me..." Segue la tipica faccia di chi si è appena reso conto di quello che implica ciò che ha detto ma l'imbarazzo viene superato dall'inizio di Sick Boy. Il pubblico è molto partecipe ma non per questo molesto.


Chiudono la prima parte del concerto con Nickles & Dimes. Il pubblico freme e intona un Olè-Olè-Olè. La band non si fa pregare più di tanto e concede un ricco bis. Reach for The Sky viene riarrangiata in modo strano, con Jonny "2 Bags" alla chitarra acustica. Il risultato, accostato a Ball and Chain e Far Behind, è commovente. Mike si avvicina al batterista, parlottano un attimo. Come fuori programma prima della chiusura con Ring of Fire, i Social Distortion concedono anche Folsom Prison Blues di Mr. Johnny Cash. Chiedo al buttafuori se può darmi la scaletta. Lui mi guarda e dice che non può... inizialmente non capisco ma poi vengono fuori i ragazzi dello staff che, a quanto pare incaricati dalla band, distribuiscono non solo le scalette ma anche parecchi plettri. Il batterista invece lancia personalmente le bacchette e quello che sembra essere il coprisellino... Poi mi guarda e mi mette in mano la pelle della batteria... Io sono incredulo, non realizzo e non sono nemmeno in grado di ringraziralo. A questo punto non potrei chiedere di più ma la serata non è finita perché sul retro del locale becchiamo Mike Ness e riusciamo a farci una foto insieme. Gli dico che siamo venuti apposta dall'Italia per il concerto: "Wow from Italy... Grazii". Concerto e serata memorabili, non lo dimenticherò mai!

giovedì 23 agosto 2012

SNAFU 2.0: THE GASLIGHT ANTHEM - Handwritten

Un certo Jimbo Connors ci manda questa recensione del disco dei Gaslight....non li conosco affatto quindi lascio a lui (e a voi) il giudizio...Bella Jimbo!


Conosco i Gaslight Anthem da parecchi anni, da quando bambini venivano al campetto dietro casa a vedere me e John che ci allenavamo. Ora tutto si è ribaltato, noi siamo le vecchie glorie e loro iniziano a godersi le luci della ribalta, grazie anche a questo album che segna il debutto per una major e che li lancia definitivamente nel panorama della grande musica.
Cosa volete farci, d'altronde Brian Fallon è cresciuto ascoltando Springsteen, mica come i rockers moderni che si alzavano a fare colazione con le orecchie violentate da Massimo Pezzali e Alessandro Aleotti, credendosi ancora fighi oggi a ricordarlo con orgoglio.
Brian è uno tosto, negli anni si è caricato la responsabilità di rappresentare la band, con quel suo faccione da bravo ragazzo del New Jersey, e ora dopo due album ottimi a cui mancava sempre quel qualcosa di indimenticabile, ha fatto compiere il passo decisivo e non ho paura (d'altronde non ne ho mai avuta nemmeno contro quella fighetta di Borg) ad ammettere che ci troviamo di fronte ad un disco che entrerà, volenti o nolenti, nella storia del rock.
Undici brani maturi che fanno dei Gaslight Anthem una delle band di punta della musica alternativa mondiale. Spruzzi di punk rock contaminato dal folk, sporcato da echi del piu classico rock americano, quello fatto di chitarroni e melodie blues. Se avessi avuto una canzone come "Too Much Blood" nei cambi campo dello Us Open del '77, col cazzo che avrei perso 6-0 il quarto set della finale contro quella femminuccia di Vilas.
"Handwritten" è un album completo, lo hanno dichiarato gli stessi componenti del gruppo, felici di aver trovato finalmente la via giusta per scaricare il loro immenso talento. Un disco che non puo essere capito da tutti voi mortali, per esempio chi legge "Massoneria Ramonica" lo troverà noioso e insignificante...ma ditemi voi se un pezzo come "Keepsake" o come "Here Comes My Man" non meritano da soli i 20 dollari che ho messo sul piatto. Perfino Springsteen li adora, li vuole sul palco con lui, li ama anche di notte forse nascondendoli nell'armadio quando Patti rientra a casa.
Qualcuno ha detto "Biloxi Parish"? Sei stato tu, John? Certo che sei stato tu! Tu hai sempre avuto buon gusto (anche nelle sconfitte), e con questo lo confermi.
La cosa che piu mi fa impazzire è la voce camaleontica di Brian, supportata sempre dalla incessante e ossessiva chitarra di Alex. Non sempre intonata e perfetta, ma capace di calarsi in ogni situazione, anche quando ci sono da raggiungere somiglianze con Eddie Vedder (di cui gli amici del jet-set mi dicono essere grande fan).
Un viaggio tremendamente bello, unico, ricco di spunti e scambi da fondocampo con discese a rete concluse con uno smash incrociato, ovvero la dolcissima "National Anthem". Cazzo, darei in cambio il mio secondo Wimbledon per aver scritto quel brano...anticipato da un altro capolavoro stilistico come "Mae", raccontato con una passione commovente e sorretto da un giro di basso fantastico.
Cosa altro dire? Un disco prodotto da Brendan O'Brien, composto e arrangiato da quattro ragazzi che fanno esattamente quello che vogliono fare e ci riescono in pieno. Scritto e cantato da un personaggio che farà la storia (come l'ho fatta io) e sarà ricordato sulle enciclopedie che leggeranno i nostro nipoti.
Torno al campetto ad allenare i miei allievi, salutatemi Ubaldo...andiamo John,che è tardi!

SNAFU 2.0: Punk Rock Show con i Reginas


Domani al Paranoid Music Club di Viareggio in provincia di Lucca ci sarà una serata punk rock con i REGINAS.
Ingresso gratuito e inizio concerto ore 23.00

Qui il link all'evento facebook:
http://www.facebook.com/events/471381139546825/?notif_t=plan_admin_added

www.facebook.com/reginas1234
reginas1234.bandcamp.com

domenica 19 agosto 2012

Tributo Derozer - E che tristezza quando chiude il Bar

Rocket Man Records - 2012

Quando si è iniziato a parlare di questo tributo, nei primi del 2011 se non erro, l'intera Caserma SNAFU aveva un pò storto il naso, dilaniata da alcuni dubbi sulla reale motivazione nascosta dietro a questa uscita. Saranno state le condizioni di partecipazione imposte da Rocket Man Records oppure il fatto che il disco non poteva essere venduto dalle band, ma solo al banchetto dei Rozzi durante la "casuale" coincidenza del reunion tour del 2012.
Tuttavia, a distanza di più di un anno, ho la possibilità di recensire questo cd a mente molto più lucida e di poter quindi dare spazio solamente alla musica in esso contenuta e devo dire che il risultato è alquanto gradevole. Ringrazio quindi il vecchio Kallo per avermi contattato e passato il materiale (sebbene lui abbia prestato servizio civile, in Caserma è sempre il benvenuto).
Il disco di 17 pezzi vede alternarsi alcune band che in Italia hanno fatto o stanno facendo la storia del punkrock spalleggiate da un altrettanto buon numero di band che potremmo definire amichevolmente "del cazzo" (e noi ci sentiamo particolarmente vicini a quest'ultima categoria).
La mezz'ora di musica scorre via veloce e inaspettatamente riesce a mantenere alta l'attenzione ed il divertimento sia con quelle band che hanno coverizzato in modo scolastico (vedi i Duracel, Flagstone, Maradonas, Guerrieri...), sia con quelle che nel loro piccolo hanno provato a rielaborare la proposta musicale dei Rozzi (vedi i Sensibles, Crooks, Manovalanza e Luca Milani).
Una nota di particolare merito la diamo inaspettatamente ai Teenage Gluesniffers che, alle prese con il testo in italiano, fanno un ottimo lavoro...sicuramente in top 3 (non ci avrei scommesso una lira).
Nota di altrettanto inaspettato demerito invece giunge ai Riccobellis (o Ringobellis o Ricchiobellis a seconda di cosa passa per la testa alla Massoneria Ramonica) che propongono una versione stanca e spompa di "No Surf"...peccato perchè loro sono Rozzi to the core per davvero.
A Luca Milani spetta invece l'arduo compito di rinfrescare quello che forse è il pezzo più profondo dei Derozer (almeno io la vedo così)...la sua versione di "Lungo la strada" non mi soddisfa appieno, ma si qualifica sicuramente al secondo posto della mia personale classifica.
Chi metto al primo posto?....ovviamente "La nuvola" dei Senzabenza per il semplice fatto che sono la miglior band italiana di sempre e se la giocano in top 10 fra le migliori band punkrock del mondo. Non la pensi come me? Sparati in bocca spina che non sei altro!
Non avrei mai pensato di dirlo, ma il tributo merita....se vi capita a tiro fateci un pensiero (non lo trovate ai banchetti delle band partecipanti però eh....già....)

venerdì 17 agosto 2012

CJ Ramone - Reconquista


Da quando si sono sciolti i Ramones le pubblicazioni si sono sprecate: CD postumi e non, autobiografie o presunte tali, documentari, etc... Siamo ormai abituati al peggio (parliamo degli album di Marky per esempio) e ci avviciniamo diffidenti al marchio Post-Ramones. Ma a sto giro sono piacevolmente sorpreso: CJ ha tirato fuori un album più che dignitoso! 10 pezzi su 12 sono in pieno stile Ramones e se fossero stati parte di Mondo Bizarro o Acid Eaters sarebbero stati una nuova ciliegina sulla torta: brani come King Cobra, What We Gonna Do Now? Low On Ammo vi ricorderanno di quando CJ era ancora il bassista della miglior band Punk Rock di tutti i tempi e cantava Strength To Endure e Main Man: la sua voce non è cambiata! Bisogna ammettere che a guardare l'album nel suo complesso si scorge una nota più melodica, già presente nel sound dei Ramones ma mai affrontata vocalmente da CJ: ve lo provano You're the Only OneNow I Know... e Shut Up. L'album presenta anche 2 brani anomali: quello che dovrebbe essere il singolone dell'album, Three Angels, è un pezzo dedicato alla memoria di Joey, Dee Dee e Johnny. Nonostante il bel testo e il bel pensiero, il brano risulta un po' troppo carico di assolini e banalizzato da una vaga vena country. Goin' Home è invece un brano da sonorità vagamente rockabilly che poco si amalgama con le altre canzoni. Da segnalarsi poi la divertente cover di Waitin' for My Man dei Velvet Undergroud. Il tutto a quanto pare per ora non è disponibile in CD o Vinile ma solo in versione digitale scaricabile da iTunes... che tristezza!

mercoledì 15 agosto 2012

sabato 11 agosto 2012

The Sensibles - s/t 7"

DIY - 2012

Un 7” autoprodotto ha sempre un certo fascino, ma non è solo il caldo gracchiare del vinile quello che conta: ci troviamo davanti ad un D.I.Y che, data la copertina in bianco & nero e le grafiche minimaliste, potrebbe essere definito un C.I.Y. (Color It Yourself). Il tutto è reso più succulento dal foglietto interno con testi, foto e varie info di sorta (bravi!). Ma la cosa più importante è come sempre la musica: The Sensibles propongono 4 brani che mischiano PowerPop e Bubblegum che, nonostante le chitarre dritte e distorte, ricordano il sound di Nikki Corvette. Se Open Book Denny vi faranno canticchiare aggiungendo un'altra voce sui coretti sovraincisi e John Bambi vi farà dondolare la testa a tempo, Dino, brano più lento, che chiude il 7" in maniera strategica, vi lascerà sorridenti e con la voglia di girare il disco e riposizionare la puntina sul lato A. Rispetto alle produzioni precedenti le canzoni sono più lente e melodiche risultando più romantiche e rilassate, ma non per questo perdono in grinta che, dettata da una batteria precisa e da un muro di chitarra, rimane un tratto distintivo della band. Potete ascoltare il 7" qui. Ma non è tutto perché i Sensibles sono in partenza per un tour negli Stati Uniti! Fateci onore ragazzacci!

domenica 5 agosto 2012

Teenage Bubblegums - Learn from yesterday, live for today, pray for tomorrow

Monster ZeroRecords - 2012

I Teenage "pepe al culo" Bubblegums hanno aumentato la velocità a manetta...pop punk suonato a 3mila all'ora stile Ramones dell'ultimo periodo (che amo) senza tante palle..solo 1-2-3-4 e una canzone dietro l'altra. Ci vorrebbero sempre più band così.
Se da un lato apprezzo in modo smisurato la scelta stilistico-musicale-attitudinale (fanno live di 10 minuti ora, chapeau!) dall'altro lato questo dischetto da 10 pezzi ha la pecca di sembrare un pezzo unico suonato per 15 minuti.....il rischio è quello dopotutto, si sapeva a priori.
Non fraintendiamo, i pezzi sono fighi e frenetici....uniscono pura melodia pop a quella carica da charleston a mille all'ora che emoziona sempre ogni fan dei fratellini del Queens....tuttavia la sequenza di canzoni ti lascia un pò quel gusto amaro di come se ascoltassi per 10 minuti di fila "I don't wanna live in hell" dei Manges.
Avete presente il classico effetto del LA, FA#, RE e MI ripetuti all'infinito?? Ecco...sarà che anche qui c'è Andrea dei Manges in veste di produttore (qualcuno aveva fatto notare questa propensione in tempi non sospetti fra i ringraziamenti di un vecchio 7" split....).
Scherzi a parte....i Teenage Bubblegums hanno fatto sicuramente strike con questo CD e probabilmente sapranno migliorarsi ancora di più nel tempo...per me la strada giusta l'hanno saputa trovare....e non è cosa da poco.
Belle sia le grafiche che le foto dal gusto minimal a cura di Ally Bubblegum e del Bucchio e testi presenti nel booklet...così si fa!

Kill That Girl - Broken Hearted

Making Believe Records - 2012

Il nuovo CD dei Kill That Girl non è per niente male...potremmo dire scherzosamente essere l'album della maturità...o qualcosa di simile.
Fondamentalmente non ci sono cambi di sound da evidenziare: i ragazzi stanno continuando a suonare quel pop punk di stampo ramones/mangesiano (?!?) a cui ci hanno sempre abituati nel bene o nel male, ma a questo giro qualche arrangiamento più curato e forse un certo Andrea Manges in veste di produttore hanno dato quel tocco in più al lavoro.
A parte l'intro presa in prestito da Ritorno al Futuro che fa sempre piacere ascoltare, il cd si apre con "Sick of You" che sembra uscire dal self-titled dei Radio Days di un bel pò di annetti fa....non male.
Si prosegue nell'ascolto senza gridare al miracolo anche se le stoppatine ben poco ramonesiane di "Hang Around"  sanno conquistare l'orecchio seguite poi a ruota dalla ballatona "Nothing is Wrong" che convince e fa tenere il tempo con lacrimuccia.
Da segnalare poi la cover di "Lost and Found" dei Badtown Boys che sinceramente ignoravo, ma rende parecchio e fa alzare la velocità del disco e "Soldier is my name" che è un clichè Lillingtoniano che ti acchiappa senza pretese.
In definitiva un buon lavoro, a tratti anonimo, a tratti sopra la media che viene impreziosito dagli artwork del Bucchio e da un booklet di qualche bella paginetta comprensiva di testi.

venerdì 3 agosto 2012

Pezzo benefit per Miss Chain


"This is a cover song we recorded one afternoon in order to contribute to the Burger Records' Kitty benefit!! We recorded everything live, in our mommy's laundry, with a Tascam tape recorder and few matresses.

 This is the whole story: Burger guys found a kitten running under cars on the freeway during rush hour and they rescued her!!! The next day they took the kitty to the vet and found out she had fallen or been thrown and she needed surgery and pins in her pelvis and knee!!! It was super expensive so they asked all their friends to contribute unreleased songs to benefit the little kitty gato and 50 bands came to the rescue!!! She is the sweetest little kitten ever, there's no way we could have let her die so they did THE KITTY COMP!!!  ALL PROCEEDS WENT TO RESCUING THE LITTLE KITTY FRIEND, ANY MONEY MADE AFTER THE $2,200 NEEDED TO FIX THE KITTEN WENT TO THE AMERICAN SOCIETY FOR THE PREVENTION OF CRUELTY TO ANIMALS!!!

500 cassettes pressed and numbered, sold out after few weeks!!

 AS THE COMPILATION IS SOLD OUT, WE DECIDED TO UPLOAD THE TRACK ON OUR BANDCAMP!! YOU CAN DOWNLOAD IT FOR FREE DONATION, AND THE MONEY WILL BE ADDED TO THE AMOUNT RAISED BY OUR BURGER BROTHERS !!"

RIP Tony Sly


Purtroppo, un paio di giorni fa, a soli 41 anni, ci ha lasciato il cantante e leader dei No Use For A Name. Ancora non si sa nulla sulla causa del decesso, ma poco importa, un altro grande songwriter che se ne va troppo presto. 

Nuovo video per i Teenage Bottlerocket


Nuovo video per i Teenage Bottlerocket. La canzone è "Headbanger", tratta dall'ultimo album "Freak Out"

giovedì 2 agosto 2012